“Appello per la scuola pubblica”, migliaia le firme di prof

 

ROMA. – Sono quasi 8 mila le firme di docenti di ogni ordine e grado, di genitori, del mondo sociale e associazionistico, per un “Appello per la scuola pubblica”, composto da un documento che inizia con gli articoli della Costituzione sull’Istruzione, un testo da “leggere, pensare e sottoscrivere”.

Sono otto i docenti che hanno scritto l’appello indirizzato al Presidente della Repubblica, ai presidenti delle Camere, al ministro dell’Istruzione, Università e ricerca: “L’ultima riforma della scuola – è spiegato nell’appello – è l’apice di un processo pluridecennale che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica.

Certo la scuola va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo riduttivo e riduzionista, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista. La scuola è e deve essere sempre meglio una comunità educativa ed educante. Per questo non può assumere, come propri, modelli produttivistici, forse utili in altri ambiti della società, ma inadeguati all’esigenza di una formazione umana e critica integrale”.

I proponenti chiedono in particolare “un’azione di moratoria” su: “obbligo dei percorsi di alternanza-scuola lavoro e del requisito di effettuazione per l’accesso all’esame di Stato conclusivo del II ciclo; obbligo di impiego metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning, apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera);

uso dei dispositivi INVALSI a test censuario per la valutazione degli esiti scolastici, obbligatorietà della somministrazione funzionale all’ammissione agli esami di licenza del primo e secondo ciclo; modifiche relative all’esame di Stato, che renderebbero di fatto sempre più marginale la didattica disciplinare”.

L’appello chiede anche “l’apertura di un ampio dibattito governo-Scuola di base-organizzazioni sindacali-cittadinanza sulle questioni” relative alla Buona scuola e “su tutto l’impianto della Legge 107/2015”.