Dietrofront Spelacchio, resta fino alla festa d’addio

Un operaio al lavoro durante lo smontaggio del puntale a forma di stella dell'albero di Natale a piazza Venezia detto "Spelacchio", Roma, 9 gennaio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

 

Un operaio al lavoro durante lo smontaggio del puntale a forma di stella dell’albero di Natale a piazza Venezia detto “Spelacchio”, Roma, 9 gennaio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

 

ROMA. – Una star si sa, fa sempre parlare di sé e soprattutto non muore mai. Così Spelacchio, l’abete di piazza Venezia, fino alla fine si è preso la scena: gli operai avevano già tolto 200 delle 600 palle che lo addobbavano quando hanno dovuto rimetterle. Il dietrofront è stato voluto dalla ditta che lo ha allestito per un equivoco col Campidoglio che vuole Spelacchio agghindato a modo fino a giovedì, giorno della sua festa di addio.

Perchè l’abete, ormai una “star internazionale”, come lo definisce il sindaco di Roma Virginia Raggi, se ne andrà con una festa voluta dal Campidoglio verso la sua seconda vita: sarà trasformato in gadget ricordo, in oggetti d’arte e in una casetta di legno dedicata a mamme e bambini.

“Spelacchio – ricorda Raggi – si è conquistato la simpatia e l’affetto della stragrande maggioranza delle persone. Ora avrà una nuova vita. Vogliamo fare di questa star internazionale un esempio concreto di riuso creativo, perché tutto può tornare a nuova vita. Un modo concreto per dimostrare al mondo che Roma vuole essere sostenibile e persegue con convinzione la strada del riuso, riciclo e recupero di materia”.

Insomma una piccola favola di Natale con Spelacchio, da subito criticato per il suo aspetto poco florido, ormai simbolo di chi, partito svantaggiato per il suo ‘fisico’, alla fine è riuscito a vincere a dispetto di tutti e a conquistarsi un piccolo spazio. Dopo la festa, la star simbolo degli ‘sfigati vincenti’ sarà tagliato in blocchi che verranno inviati in Val di Fiemme per la lavorazione, mentre un blocco resterà a Roma per una realizzazione artistica. E i messaggini ed i bigliettini lasciati dai romani ormai affezionati all’abete c’è la reale possibilità che si trasformino in un libro.

Per fugare ogni dubbio l’assessore all’ambiente Pinuccia Montanari precisa che la “sua nuova vita non è assolutamente un’azione di business. Per questo, non limitiamoci a fare di Spelacchio solo il simbolo delle feste, facciamo di più, eleviamolo a simbolo di un’economia circolare sempre più necessaria per il futuro di Roma e delle nuove generazioni”.

A fare l’epitaffio dell’abete un cittadino romano che guardando sornione gli operai intenti a rimontare gli addobbi è lapidario: “Spelacchio è una bella metafora della città, resiste come resistiamo noi romani”.

(di Emanuela De Crescenzo/ANSA)