Torino Capital: nel 2018 calo del Pil potrebbe arrivare al 2,5%

Pubblicato il 10 gennaio 2018 da redazione

Cendas, carrello della spesa alle stelle

Secondo Torino Capital l’iperinflazione continuerà in ascesa

Caracas. – Le stime di Torino Capital segnalano che il Venezuela inizia il 2018 sul piede sbagliato. Secondo la banca d’affari “il paese attraversa la più grande contrazione economica che si sia mai registrata in America Latina e l’inflazione sta per diventare la più alta del mondo negli ultimi dieci anni.” Sul suo rapporto economico per il primo trimestre 2018, la banca d’affari prevede che il PIL del paese continuerà a diminuire e la sua contrazione essere di almeno il 2,5 per cento e l’inflazione potrebbe raggiungere il 10.554%.

L’economista e capo di Torino Capital, Francisco Rodríguez ha aggiunto che il paese non ha accesso ai mercati internazionali. E, inoltre, le sue forze politiche si trovano intrappolate in un punto morto dal quale non si vede via di uscita.

Il rapporto pone l’enfasi anche sul fatto che l’industria petrolifera venezuelana ha sofferto un collasso generale nel 2017 e le prospettive per il 2018 non sono delle migliori. E se a questo, gli si aggiungono gli effetti delle sanzioni economiche imposte dagli USA, non ci sono ragioni per essere ottimisti riguardo il futuro immediato.

Negli ultimi 5 anni, il Venezuela avrebbe dovuto esportare 964 mila barili giornalieri di petrolio. Ma non è stato così, la decrescita è continuata e nel 2017 si sono ricavati soltanto 27,8 miliardi di dollari invece di 44,2 miliardi. Inoltre, la sostituzione di alti incarichi in PDVSA, per via delle indagini per corruzione, con persone non qualificate nel settore, suggerisce che la situazione della statale non migliorerà.

Dunque, tutti fattori negativi che portano Torino Capital a prevedere che l’inflazione continuerà la corsa verso, addirittura, il 10.554%. Quindi, Il 1001% del 2017 sembra niente a confronto con le previsioni per quest’anno.

Per calcolare questa stima, la banca d’affari ha utilizzato la metodologia della Banca Centrale del Venezuela adottata dall’ente governativo nel 2014.

Ma precisa che si “sono buone ragioni per credere che la metodologia impiegata fino la metà del 2014, rifletta in modo più preciso i modelli di consumo di oggi”. Seguendola, però, l’inflazione per fine 2017 avrebbe raggiunto il 2.506%.

Prezzi del greggio e importazioni

Comunque, anche se le previsioni sono nere, “il calo nell’andamento economico del paese sarà attenuato per via dell’aumento dei prezzi del greggio.” Secondo Torino Capital, con un petrolio un po’ più caro e “il risparmio” generato dall’insolvenza di alcune obbligazioni con l’estero, ci sarebbe una modica eccedenza per il paese: $4,6 miliardi nel 2018 paragonati con i $7,0 del 2017. Quindi, le importazioni potrebbero godere di un leggero aumento.

Anche se un incremento nelle importazioni si associa normalmente con una crescita economica, l’iperinflazione purtroppo si incaricherà di incidere negativamente, perciò non si può pensare in un miglioramento. Il Pil calerà del 2,5%.

Secondo Torino Capital, soltanto un cambio politico nel 2019, ma associato alla modifica delle politiche economiche, potrebbe portare il paese verso una uscita dalla stasi.

Deficit e spesa pubblica

La banca d’affari ha calcolato che il deficit fiscale alla chiusura del 2017 è stato del 20,8%. E malgrado la spesa pubblica sia scesa dal 57% al 38% del PIL tra il 2014 e il 2017, gli introiti hanno avuto un collasso più marcato: dal 48% al 17% del PIL durante lo stesso periodo.

Insomma, i tagli alla spesa pubblica non sono stati sufficienti per ridurre il deficit.

La spesa pubblica del governo è scesa del 26,7 % durante i primi nove mesi del 2017, ma nel corso dgli ultimi tre mesi, è salita del 15,9%. I programmi di sussidio diretto del governo assegnati ad una parte della popolazione, hanno inciso su questo aumento.

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