Telefono Azzurro, un teenager su quattro teme ricatti online

La foto d'archivio di adolescenti che consultano i loro smartphone. ANSA

ROMA -Il 72% degli adolescenti confessa che la paura maggiore è legata alla diffusione di foto intime e video a sfondo sessuale; uno su quattro teme di essere ricattato per la pubblicazione di questo genere di contenuti su un social network o la diffusione attraverso piattaforme di instant messaging; oltre la metà (59%) degli adolescenti ha vissuto esperienze spiacevoli e negative durante la fruizione di una diretta streaming.

Telefono Azzurro ha presentato, in occasione del Safer Internet Day, i risultati della nuova ricerca effettuata, in collaborazione con Doxa Kids, sul comportamento di utilizzo di piattaforme e device tecnologici da parte dei 12-18enni. Nel 2017 il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro ha gestito 220 casi di problematiche legate all’utilizzo di Internet: episodi di cyberbullismo (47%), sexting (24,5%), grooming (10,5%).

Agli operatori dell’associazione gli studenti hanno sottoposto un pacchetto di richieste per rendere internet uno spazio più sicuro: blocco automatico di foto con contenuti inappropriati, creazione di un sistema per limitare siti o social network ai minori o ragazzi con deficit cognitivi, aumentare le campagne di sensibilizzazione già nelle scuole primarie sui rischi della rete, limitare la quantità di denaro a disposizione delle sessioni di gioco in base all’età.

“I numeri, e la nostra esperienza quotidiana di ascolto e di presenza accanto ai ragazzi, ci dicono che i rischi di un uso sempre più intensivo e onnicomprensivo della Rete da parte di bambini e adolescenti non sono un’eccezione, ma una drammatica realtà” commenta Ernesto Caffo, Presidente di Sos Il Telefono Azzurro Onlus.

“I bambini, e soprattutto gli adolescenti, si approcciano alla realtà del Web con quel senso di onnipotenza che è connaturato alla loro età, pensando di poter governare la Rete, e finendo invece – a volte con conseguenze tragiche – per esserne vittime. Per questo, è il mondo degli adulti, dagli educatori alle aziende tecnologiche fino al legislatore, a doversi assumere in maniera concreta la responsabilità non solo di guidare i giovani a un uso consapevole e sicuro di questi strumenti, ma anche – conclude Caffo – di mettere finalmente in campo misure concrete perché siano tutelati i loro diritti e la loro sicurezza”.