Macerata, con Refugees Welcome anche tanta accoglienza

Macerata
Ong, siamo in città con processi di inclusione dal basso

MACERATA. – Lontano dai riflettori della cronaca di questi ultimi giorni – l’omicidio di Pamela Mastropietro, la follia xenofoba di Luca Traini – c’è una Macerata che accoglie, impegnata in processi di inclusione e che dimostra che coniugare sicurezza, legalità e integrazione non deve essere considerata una sfida impossibile. Accogliere e includere non è in antitesi con la più decisa condanna di ogni forma di violenza, da chiunque perpetrata a danno di altri, a prescindere dell’origine etnica di aggressori e di vittime.

L’organizzazione Refugees Welcome, presente in Italia da due anni, impegnata non solo a promuovere un nuovo modello di accoglienza, creando occasioni di conoscenza reciproca e contribuendo a facilitare l’inserimento dei rifugiati nella società, ma anche un cambiamento culturale, proprio a Macerata, tra i tanti territori, ha avuto un percorso positivo che oggi rende noto.

“In questo momento, crediamo – dicono dalla ong – sia doveroso raccontare questa Macerata, spesso lontana dai riflettori, capace di aprire le porte della propria casa e donare parte del proprio tempo per costruire uno spazio di condivisione, incontro, crescita. La Macerata di Lucia, infermiera, che da qualche settimana ha accolto nella sua casa Blessing, una ragazza nigeriana, titolare di protezione umanitaria, all’ottavo mese di gravidanza. La Macerata di Annalisa, nostra responsabile del gruppo locale marchigiano, che ha deciso, assieme alla sua famiglia, di aprire le porte a Toure, 23 anni, rifugiato della Costa d’Avorio.

La Macerata di Elvira e Luigi, che da luglio, ospitano Mamadou, del Gambia. E infine quella di Lucio, Anna e dei tre figli Filippo, Ludovico e Matilde, i primi ad accogliere a Macerata un rifugiato, Ebrima, gambiano”.

Racconta Lucia: “Da poco accogliamo a casa Blessing, una minuta e delicata ragazza di 26 anni che partorirà la sua bimba a marzo. Abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto per qualcuno, oltre le chiacchiere, perchè bisogna mettersi in gioco in prima persona, se si vogliono cambiare le cose. Non sarà sempre facile, ma con la rete di Refugees Welcome e con le persone che qui ci vorranno aiutare, riusciremo a dare a Blessing e alla sua bimba un’opportunità per ripartire, per poi volare da sè, speriamo con meno peso nel cuore”.

“È stata davvero una giornata gioiosa – aggiunge Annalisa – perché abbiamo dato il benvenuto a Toure, ma sembrava che lui non fosse arrivato solo da 4 giorni. I ragazzi hanno riso e scherzato, utilizzando un gergo tutto loro che a volte facevo fatica a comprendere”. “Aiutando una persona in difficoltà, si aiuta se stessi, la propria famiglia, la comunità…è semplice ed è una ricchezza per tutti”, raccontano di Mamadou, Elvira e Luigi.

Le parole – concludono a Refugees Welcome – sono importanti: “auspichiamo che da ora in poi, specie nel corso di questa campagna elettorale, le forze in campo agiscano in modo più responsabile, consapevoli dell’effetto che un lessico intriso di intolleranza, xenofobia e razzismo può provocare”.

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