Martin L. King e Robert J. Kennedy, “spiriti ribelli”

Martin L. King e Robert J. Kennedy, "spiriti ribelli"

NEW YORK. – Entrambi carismatici, profondamente religiosi, paladini dei diritti civili, quasi coetanei e accumunati da un tragico destino, la morte violenta. Entrambi spiriti ribelli nella lotta per la democrazia negli Stati Uniti: il senatore Robert F. Kennedy, fratello minore del presidente John Fitzgerald Kennedy, e Martin Luther King jr, celebrati in una mostra alla New York Historical Society in occasione del 50/o anniversario dal loro assassinio, rispettivamente il 6 giugno e il 4 aprile del 1968.

‘Rebel Spirits: Robert F. Kennedy and Martin Luther King Jr’ aprirà al pubblico il 16 febbraio e fino al 20 maggio metterà a confronto due leader visionari attraverso 60 foto, 30 documenti e diversi reperti. Due leader diversi per background culturale, geografico, razziale, economico e politico.

Uno nato in una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti, l’altro in una modesta famiglia di fede battista ad Atlanta, in Georgia. Eppure due mondi che si sono uniti per la stessa causa, la battaglia in nome della democrazia per tutti.

“Entrambi si preoccupavano per i diritti umani – ha detto all’ANSA Louise Mirrer, presidente della New York Historical Society – e della difesa della dignità di tutti gli americani e del loro diritto di partecipare al processo democratico. Entrambi furono anche coraggiosi, perché sia Kennedy che King misero a repentaglio la loro sicurezza per perseguire i loro obiettivi ed infine entrambi cercarono di portare il loro messaggio in comunità dove non erano sicuri di essere i benvenuti”.

La mostra, curata da Lawrence Schiller, Cristian Panaite e Marilyn Kushner, si basa parzialmente sul libro ‘The Promise and the Dream: The Interrupted Lives of Robert F. Kennedy and Martin Luther King jr’ (La promessa e il sogno: le vite spezzate di Robert F. Kennedy and Martin Luther King jr) di David Margolick, in uscita il 4 aprile.

“E’ difficile illustrare la storia comune di Robert F. Kennedy (1925-1968) e Martin Luther King jr (1929-1968) – si legge in una nota dell’istituzione newyorkese – perché ci sono poche tracce. Ciò che accadde tra loro avvenne attraverso conversazioni telefoniche private, fuori dalla portata dei giornalisti, storici e fotografi. Ma attraverso queste immagini, scattate per lo più da famosi fotogiornalisti dell’epoca, si può seguire il destino intrecciato di due americani immortali i cui interessi, oltre alla battaglia per i diritti civili e contro l’ingiustizia razziale, si estese anche alla guerra in Vietnam e alla preoccupazione per i poveri e i deboli”.

Tra il materiale esposto i famosi poster ‘Honor King: End Racism’ e ‘I am a Man’ portati a Memphis in una marcia guidata dalla moglie di King, Coretta Scott, a pochi giorni dall’assassinio del reverendo e un bottone bianco e nero con scritto ‘Kennedy/King’ indossato da un newyorkese in ricordo dell’uccisione dei due.

(di Gina Di Meo/ANSA)