Stretta di Twitter su finti profili e propaganda spam

Proteste dei conservatori Usa, spariti migliaia di follower

ROMA. – Profili finti non gestiti da persone in carne ed ossa ma da programmi, propaganda ‘spam’ che si irradia sul social network in automatico e da più account contemporaneamente. Sono i due nemici da combattere per Twitter, che dopo essere finita nella bufera Russiagate insieme a Facebook e Google, apporta una nuova stretta alle regole della piattaforma.

L’effetto collaterale di questa mossa è la sparizione di una serie di follower ‘fake’, tanto che alcuni conservatori Usa gridano all’epurazione e lanciano l’hashtag #TwitterLockOut. “I nostri strumenti sono apolitici, applichiamo le regole senza pregiudizi. Cerchiamo comportamenti sospetti che indicano attività automatizzate o violazioni delle nostre norme”, si difende Twitter che qualche mese fa ha sospeso migliaia di account collegati alla Russia e ha iniziato a rendere più trasparente agli utenti i meccanismi di acquisto degli annunci pubblicitari politici.

Dopo la nuova stretta su Twitter, nelle ultime ore alcuni conservatori come il conduttore pro-Trump Bill Mitchell e il nazionalista Richard Spencer, si sono lamentati di aver perso una parte dei follower mentre altri sono stati sospesi in attesa di verifica.

Quello dei finti follwer è un problema diffuso, che interessa anche l’Italia: uno studio di Cnr e Policom pubblicato su La Repubblica ha messo in luce che i profili social dei principali leader politici del nostro paese hanno una percentuale di finti seguaci che va dal 3% al 16%.

Il problema è quindi diffuso ma non solo legato alle elezioni. Pochi giorni fa, dopo la sparatoria in una scuola in Florida, sono emersi su Twitter alcuni hashtag legati all’uso delle armi che partivano proprio da profili automatizzati. “Questi cambiamenti sono un passo importante che prendono di mira tutte quelle attività dannose che impattano sulle conversazioni”, ribadisce Twitter che chiude i rubinetti non solo ai finti profili ma anche agli sviluppatori che si serviranno dell’automazione per i loro servizi.

Lo scorso anno una ricerca dell’Università dell’Indiana, condotta dall’italiano Filippo Menczer, ha calcolato che su Twitter ci sono 48 milioni di bot, appunto non persone, ma programmi che generano contenuti in automatico. “Possono distorcere la visione del mondo che abbiamo online, manipolando così l’opinione pubblica”, ha spiegato il ricercatore.

(di Titti Santamato/ANSA)