Ocse lancia allarme debito, rischi da aumento dei tassi

Nei paesi area salito a 45.000 miliardi di dollari, pericoli rifinanziamento

NEW YORK. – L’Ocse lancia l’allarme debito: è elevato e pone ”significative sfide” ai bilanci degli stati soprattutto ora che i tassi di interesse sono in aumento. L’atteso rialzo del costo del denaro, insieme al ritiro delle misure straordinarie di stimolo messe in campo dalle banche centrali durante la crisi, può infatti avere come effetto quello di far salire i rendimenti sui titoli di stato, rendendo di fatto più oneroso per i governi rifinanziare il debito esistente ed emettere nuovi titoli. I bassi tassi di interesse hanno aiutato finora i governi nella gestione del debito e del deficit.

Ma, avverte l’Ocse, il contesto sta cambiando con la ritirata degli istituti centrali che apre la strada a condizioni di finanziamento meno favorevoli e che, quindi, può complicare la gestione dei conti pubblici e di conseguenza della crescita. Da qui l’invito dell’Organizzazione ai paesi dell’area a portare avanti le riforme strutturali e a ricorrere a misure di stimolo dell’economia solo se la posizione di bilancio è solida e lo consente.

Il debito totale dei paesi dell’Ocse è salito dai 25.000 miliardi di dollari del 2008 agli attuali 45.000 miliardi, attestandosi al 73% del pil. La situazione non è la stessa in tutti i paesi: se Danimarca e Islanda hanno fatto progressi nella riduzione del debito negli ultimi cinque anni, ci sono altri stati – fra cui l’Italia, la Francia e gli Stati Uniti – dove il debito è aumentato.

L’allarme dell’Ocse prende le mosse del fatto che la maggior parte del debito emesso subito dopo la crisi arriverà a maturazione nei prossimi anni, costringendo i paesi dell’area a rifinanziarne almeno il 40% nei prossimi tre anni. Solo nel 2018 i governi sono attesi raccogliere sui mercati 10.500 miliardi di dollari.

L’Ocse non è l’unica ad aver lanciato l’allarme su debito-tassi. Fitch il mese scorso ha messo in guardia sui rischi che l’aumento del costo del denaro può avere per i governi e i loro bilanci. E sul mercato i primi segnali di tensione già si intravedono, come dimostra l’andamento dei Treasury americani: i rendimenti sui T-bond sono saliti ai massimi degli ultimi 4 anni, avvicinandosi ‘pericolosamente’ alla soglia critica del 3%.

I Treasury a 10 anni sono considerati un ‘termometro’ perché giocano un ruolo chiave nel determinare la nozione di ‘risk-free rate’ (tasso privo di rischio) sulle transazioni finanziarie globali. Il balzo dei rendimenti, che rischia di avere dure ripercussioni sui mercati azionari, arriva mentre gli Stati Uniti sono impegnati a emettere più titoli del previsto per finanziare il piano delle tasse da 1.500 miliardi di dollari varato dall’amministrazione Trump e il budget da 300 miliardi di dollari approvato.