Berlusconi annuncia tre referendum, elezione diretta del Presidente

Silvio Berlusconi durante la trasmissione televisiva ''L'aria che tira'' in onda su La7, Roma, 18 gennaio 2018. ANSA/ETTORE FERRARI

MILANO. – Di sondaggi non si può parlare, ma Silvio Berlusconi si è detto convinto che il centrodestra abbia “già superato di poco il 40%”. Ma questo risultato, qualora si ottenesse, al leader di Forza Italia non basterebbe, perché “c’è una differenza tra avere una maggioranza risicata in Parlamento e una maggioranza forte, e noi vogliamo una grande maggioranza”.

I numeri servono per fare un governo. Ma anche per sostenere un’elenco di riforme lungo così, che l’ex premier ha illustrato sottolineando l’intenzione di voler sottoporre a referendum le tre proposte di modifica costituzionale già comprese nel programma del centrodestra: l’elezione diretta del presidente della Repubblica, l’introduzione del vincolo di mandato “contro i cambi di casacca in Parlamento” e l’eliminazione della possibilità di ricorrere in appello contro i cittadini assolti in primo grado.

A una settimana dalle elezioni, Berlusconi ha riunito i suoi a Milano al teatro Manzoni, di proprietà del suo gruppo. Ha parlato per due ore e un quarto, un comizio fiume, che si è fermato solo perché qualcuno gli ha passato un bigliettino sul podio: bisognava far posto allo spettacolo successivo.

Così il discorso, il Cav, lo ha potuto idealmente terminare più tardi in un altro salotto ‘di famiglia’, a Canale 5, ospite di Barbara D’Urso, che lo ha accolto fra le ovazioni del pubblico: “Questa è casa tua”, gli ha detto la conduttrice dandogli del tu come in precedenza aveva fatto anche col premier Paolo Gentiloni, intervistato subito prima di lui. E’ il Berlusconi di sempre che promette “meno tasse e meno Stato”.

E che difende la sua storia, personale e politica. Come quando dal palco ha attaccato il Fatto Quotidiano, definito il ‘falso quotidiano’, perché scrive che lui ha “pagato” Cosa Nostra. “Scrivono che io sono mafioso? Un’accusa di questo genere è un’infamia – ha detto l’ex premier ricordando i rapporti con Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore – io sono al contrario una vittima della mafia, lo siamo stati io, i miei figli e le mie aziende”.

Per vedere un palco del centrodestra unito, però, occorrerà aspettare le ultime ore di campagna elettorale. I tre leader della coalizione dovrebbero chiudere insieme giovedì sera nella sala Atlantico dell’Eur, a Roma. Berlusconi non ha ancora risposto alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che vuole sapere chi sia il suo candidato premier.

“Finirebbe nel tritacarne mediatico – ha assicurato – quindi non lo dico”. Ma, ha aggiunto subito dopo, “ha un ruolo importante” ed è “molto rispettato in Europa”, del resto i giornalisti, “hanno già capito…”. Ma è il segretario della Lega, Matteo Salvini, impegnato a un gazebo lì vicino, a gettare acqua sul fuoco: “Il centrodestra è compatto, i dibattiti sui nomi lasciamoli a Pd e M5S, che perdono un candidato al giorno”.

A un dibattito, però, Salvini non si è potuto sottrarre, ed è quello scatenato dal suo giuramento da premier in piazza sul Vangelo e la sua esibizione di un rosario, criticata da esponenti della Chiesa e della politica. “Io – ha affermato Salvini estraendo di nuovo il rosario dalla tasca – faccio quello che penso, sento e credo. E penso che l’Italia abbia voglia di tranquillità, sicurezza, lavoro, immigrazione controllata e che tutto questo si fonda su radici cristiane che sono innegabili. Sono pronto a parlarne anche con l’arcivescovo di Milano Delpini” che aveva criticato il suo gesto.

(di Alessandro Franzi/ANSA)