Il piano Merkel funziona, Cdu incorona Kramp-Karrenbauer

La cancelliera Angela Merkel (S) e Annegret Kramp-Karrenbauer (D)

BERLINO. – Con un risultato record, Annegret Kramp-Karrenbauer diventa segretaria generale della Cdu. E Angela Merkel sorride compiaciuta, annuisce, approva il trionfo attribuito dal partito a questa donna, scelta proprio da lei in vista di una possibile successione. Su 794 voti validi, 785 sono favorevoli alla presidente uscente del piccolo Saarland: quasi un plebiscito, in termini percentuali è un 98,9% dell’assemblea, mai visto prima d’oggi dall’istituzione della carica nel ’67.

L’operazione sembra riuscita anche stavolta: la Cdu è ancora saldamente con la cancelliera, grazie alla forte spinta innovatrice impartita in questi giorni. Di fatto significa che è disposta a cedere parecchio terreno, approcciando quello che per tutti sarà chiaramente l’ultimo mandato. Ma Merkel resta comunque al comando. E l’elezione di Karrenbauer, 55 anni, cattolica, sposata con tre figli, una grande esperienza nel partito come nell’amministrazione, e una vittoria esemplare e recente alle amministrative, era un passaggio cruciale.

La cancelliera ha affidato un ruolo finora poco visibile ad una figura politica, che nessuno fa l’errore di sottovalutare e che ha la missione di dare nuova linfa ai cristiano democratici, dopo 12 anni di governo: troppi quelli con i socialdemocratici, che hanno comportato anche per loro una pericolosa perdita di profilo. Al congresso di Berlino, dove i delegati hanno fra l’altro approvato il contratto di governo della Grosse Koalition – anche qui una maggioranza quasi assoluta, solo 27 i contrari – è stato chiaro che le voci più critiche si sono ammansite.

Il futuro ministro della Salute Jens Spahn, il 37enne che secondo Spiegel avrebbe tramato fino a poco tempo fa con il leader dei liberali Christian Lindner e il falco della Csu Alexander Dobrindt, per dare una spallata alla Bundeskanzlerin, ha votato a favore della Groko, chiedendo ai delegati di approvare il prossimo governo “con Merkel alla guida”.

E anche Carsten Linnemann, che ha attaccato le politiche socialdemocratiche – “vogliono gli eurobond, noi no!” – esprimendo il timore che un futuro fondo monetario europeo possa finire fuori dal controllo del Bundestag, non si è pronunciato esplicitamente contro la cosiddetta “Groko”. Merkel del resto aveva rassicurato nel suo intervento: la solidarietà sì, “ma in Europa non sarà possibile vivere a spese degli altri”.

C’è un leitmotiv che ricorre nei discorsi di Merkel, Karrenbauer e Spahn: i voti perduti, troppi, “vanno recuperati”. E nessuno vuole avere a che fare con la destra populista di Afd, che ne ha strappati oltre un milione ai cristiano democratici. “Io non mi rassegno a loro. Non voglio coalizzarmi con loro e voglio che vi sia una chiara distanza rispetto al razzismo al risentimento e al negazionismo”, ha affermato proprio Spahn, che rappresenta l’anima più a destra del partito.

Del conservatorismo della Cdu si discute apertamente, “quando entrai nella Cdu non mi chiesi quanto fosse conservatrice, o cristiana, ma presi una decisione di pancia. Rispecchiava l’idea che io ho della persona umana”, ha detto la segretaria, la quale ha spiegato che il partito ha il compito, nel dialogo con la cittadinanza, “di sviluppare nuove idee politiche”.

“Non dobbiamo puntare sulle singole persone – ha anche detto – star deve essere la squadra. La Cdu è la star”. Molti minuti di applausi, un’ovazione, per la “piccola Merkel”, che potrebbe avere, lo ha dimostrato oggi, un grande futuro davanti.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)