Addio a Gian Marco Moratti, petroliere benefattore

Il presidente della Saras Gianmarco Moratti fotografato a Milano durante il Road Show della società nel 2006 ERNESTO ARBITRAGGIO / ANSA

MILANO. – Se ne è andato a 81 anni dopo una lunga malattia, Gian Marco Moratti, principale esponente di una delle poche grandi famiglie imprenditoriali italiane che sono sopravvissute al Novecento. Un’esistenza animata dalla dedizione al lavoro e dalla passione per l’Inter, entrambe ereditate dal padre Angelo e condivise con il fratello Massimo. Ma anche dall’impegno sociale, con la convinta adesione al progetto di recupero della comunità di San Patrignano, di cui è stato il più importante finanziatore.

Gian Marco Moratti, imprenditore petrolifero, esponente di quella borghesia milanese che faceva della sobrietà e della riservatezza l’unica virtù da esibire, era presidente della Saras, azienda proprietaria di una delle più grandi raffinerie d’Europa e marito di Letizia, ex ministro dell’Istruzione e sindaco di Milano tra il 2006 e il 2011, ora presidente di Ubi Banca. Da lei aveva avuto due figli, Gilda e Gabriele, dopo quelli, Angelo e Francesca, frutto del primo matrimonio con la scrittrice e giornalista Lina Sotis.

Con il fratello Massimo ha seguito le orme del padre Angelo, presidente della ‘grande Inter’ di Helenio Herrera che agli inizi degli anni ’60 vinse tutto e fondatore nel ’62 della raffineria di Sarroch, inaugurata nel 1966 dall’allora ministro dell’Industria, Giulio Andreotti.

Nato a Genova nel ’36, laurea in legge a Catania, è stato presidente del club nerazzurro, ma a lui, più schivo del fratello, è stata destinata la guida delle attività petrolifere, per le quali è stato nominato cavaliere del lavoro nel 1992. E’ stato anche presidente dell’Unione petrolifera e consigliere del Corriere della Sera e di Bnl.

Se è vero che Saras – con i suoi 2 mila dipendenti – ha portato lavoro e speranza in terra sarda, è anche vero che nei suoi confronti non sono mancate le accuse di inquinamento. Mentre l’approdo in Borsa nel 2006, che valse alla famiglia Moratti un assegno da 1,7 miliardi, fu seguito dalle polemiche per il rapido crollo del titolo.

La pagina più triste è stata però quella dei tre operai morti nel 2009 mentre pulivano una cisterna. Un fatto per cui la Saras è stata assolta ma alcuni suoi dirigenti condannati in appello per omicidio colposo. Tutta Milano si è stretta attorno a Moratti, petroliere gentile.

Se ne va “un grande milanese”, un “imprenditore capace e attento ai bisogni delle persone fragili” ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Di “un grande uomo che ha dato tanto a Milano e all’Italia” ha parlato il presidente della Lombardia Roberto Maroni. E Silvio Berlusconi, che ha avuto la moglie Letizia tra le file del suo governo, l’ha definito “un grande imprenditore, un grande filantropo, un grande protagonista della vita civile di Milano e dell’Italia”.

“Un grande uomo d’impresa, attento al territorio e pronto all’ascolto in caso di problemi” ha detto di lui Salvatore Mattana, sindaco di Sarroch. I funerali si terranno domani alle 11 nella Chiesa di San Carlo al Corso a Milano. Ma Moratti verrà sepolto per sua stessa volontà nel cimitero della sua amata San Patrignano.

“Se n’è andato un padre” scrive la comunità fondata da Vincenzo Muccioli, conosciuto da Moratti nel 1979 e “subito conquistato dal progetto di accogliere quei ragazzi che nessuno voleva”. “E’ riduttivo pensare a Gian Marco come solo a un filantropo. Era il primo dei volontari, il primo a cercare soluzioni concrete per aiutare i ragazzi, convinto che attraverso la giusta opportunità ognuno possa dare il meglio di sé”.

(di Paolo Algisi/ANSA)