Armi agli insegnanti. I dubbi di Ivanka sul piano Trump

Melania: studenti meritano voce. Tycoon, sarei corso a salvarli

WASHINGTON. – Persino Ivanka, la figlia prediletta del presidente, è perplessa sulla proposta del padre di armare una parte degli insegnanti contro le sparatorie nelle scuole. ”Ad essere onesta, non lo so”, afferma, sottolineando che “non è una cattiva idea, ma deve essere discussa”. “Non penso ci sia una sola soluzione per una maggiore sicurezza”, aggiunge, prima di finire ‘grigliata’ sul web per aver definito “inappropriata” un’altra domanda sulle accuse di molestie negate dal padre, cui naturalmente crede ciecamente.

Dopo la strage nel liceo di Parkland in Florida e la caduta del consenso di Trump nei sondaggi, si muove comunque tutta la famiglia del presidente per lanciare segnali di svolta sulle armi. Eric Trump, noto appassionato del grilletto, va alla Fox e apre a misure “di buon senso”, come il rafforzamento dei controlli sui precedenti di chi acquista armi (background check) e sull’aumento dell’età per chi compra armi d’assalto.

Si spende pubblicamente anche Melania: “sono state rincuorata nel vedere i ragazzi di questo Paese usare le loro voci per prendere posizione e tentare di creare un cambiamento. Loro sono il nostro futuro e meritano una voce”, ha osservato aprendo al movimento studentesco di protesta, a margine del pranzo con le mogli dei 39 governatori invitati alla Casa Bianca proprio per discutere le nuove misure contro i massacri a scuola.

“Trasformeremo il nostro dolore in azione”, ha promesso Trump, dopo aver criticato i dirigenti di polizia che non hanno saputo impedire la strage, in particolare il vice sceriffo di guardia al liceo che non è intervenuto. “Credo davvero che sarei corso dentro anche se non avessi avuto un’arma e penso che la maggior parte di voi in questa sala avrebbe fatto lo stesso”, ha accusato, mentre aumenta la pressione anche sullo sceriffo Scott Israel, che ha difeso la propria “formidabile leadership’ nonostante le numerose segnalazioni ignorate.

Trump ha rilanciato la sua ricetta: rafforzare i “background check”, riaprire i centri di salute mentale, bandire i potenziatori di fucili semi automatici come il bump stock, aumentare da 18 a 21 anni l’età minima per acquistare armi d’assalto, addestrare e armare almeno il 20% degli insegnanti (pari a oltre 700 mila), proposta quest’ultima che non piace neppure a molti governatori repubblicani.

“Meno tweet e un po’ più di ascolto”, lo ha rimproverato invece il governatore dem dello stato di Washington, Jay Robert. E se sui bump stock il presidente ha promesso di intervenire personalmente qualora il Congresso non agisca, sul resto deve confidare nell’impegno bipartisan di Capitol Hill. Per questo negli ultimi giorni ha parlato con i vertici repubblicani e incontrato i dirigenti della Nra, la potente lobby delle armi che foraggia i parlamentari e che per ora resta contraria all’ aumento dell’età minima.

Ma il tycoon ha assicurato che anche loro “vogliono fare qualcosa” e ‘sono dalla nostra parte”. Del resto si tratta di misure minime, che non intaccano la vendita delle armi e non affrontano la causa principale delle sparatorie di massa: il facile acquisto di armi da guerra. A Trump interessa però dare la sensazione che qualcosa si faccia, per non essere travolto dall’ondata della protesta studentesca e mollato dalla Nra in vista del voto di Midterm.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)