Gentiloni a fianco di Renzi avverte: “No a voti per ripicca”

Gentiloni Renzi: cambio della guardia

ROMA. – C’è la foto unitaria, non c’è la mossa a sorpresa. “Il Pd ha tanti candidati premier”, dice Paolo Gentiloni prima di salire sul palco del cinema Adriano di Roma, per l’iniziativa elettorale in ‘tandem’ con Matteo Renzi che lancia il rush finale del Pd. E mentre fuori, da Emma Bonino a Pier Luigi Bersani, fino al Dem Andrea Orlando, cresce la spinta per un “bis” di Gentiloni, dentro lo storico cinema romano Renzi abbraccia il premier da “candidato di questo collegio”.

E lui, Gentiloni, pronuncia parole di “unità” e “competenza”: “La posta in gioco alle elezioni è molto alta, per questo Prodi e Veltroni hanno deciso di scendere in campo per il Pd, perché non è il momento di voti per ripicca o segnaletici, perché poi ti ritrovi al governo i populisti e antieuropei”.

Renzi arriva nella sala da cinquecento posti dell’Adriano, dopo aver incontrato la Coldiretti e al Nazareno gli operatori del comparto sicurezza con i ministri Marco Minniti, Roberta Pinotti e Marianna Madia, per dire che nessun governo ha investito quanto quelli Pd. In prima fila c’è Massimo Ferrero, il patron della Samp che gestisce la sala. E ci sono i ministri Maurizio Martina, Pier Carlo Padoan, Marianna Madia.

Il segretario li invita sul palco per la foto ‘di famiglia’, quando arriva Gentiloni. Ma non basta, sottolinea poi nel suo intervento di chiusura, l’impegno che ci stanno mettendo il premier, i ministri e lo stesso segretario: per invertire il trend dei sondaggi negli ultimi cinque giorni di campagna, servono un “tam tam” al limite dello “stalking” e puntare su parole d’ordine come “famiglia” per convincere i moderati.

“E Boschi?”, gli urla uno dalla platea. “La candidiamo a Bolzano per evitare polemiche ma le banche le abbiamo salvate”, replica. “Caro Matteo, al gioco delle divisioni noi non ci prestiamo”, è il messaggio di Gentiloni, che interviene prima di lui. E a chi da giorni incalza il segretario perché lo indichi come candidato premier, si incarica lui stesso di rispondere, in un’intervista tv, che “il Pd ha tanti candidati premier” e che non ha senso “il gioco” dei “partitini dello 0,1%” che indicano il premier, ed è “surreale” che M5s annunci il governo ombra.

Anche perché, dice Renzi, non avranno i numeri per governare e “il Pd non glieli dà, perché Di Maio è incapace, incompetente”. Gentiloni, che si dice “affidabile” (“Da me un’auto usata la comprerebbero”) elenca i risultati del governo, tranquillizza sulla tenuta del sistema, grazie alla “crescita positiva e alla guida molto salda di Mattarella”, ma “sotto voce” aggiunge che la posta in gioco “è alta”, perché il “rischio è vedere cancellati i fondamenti della società”.

Ma è soprattutto agli elettori del centrosinistra che il premier lancia due messaggi precisi. Bisogna essere “ottimisti” e non rassegnarsi alla sconfitta perché nel finale “la capacità” della classe dirigente Pd è in grado di “spostare” voti e risultato. E bisogna rinviare a dopo ogni resa dei conti, senza scaricare nel voto “ripicche”: insomma, non votare LeU per dare una lezione al Pd di Renzi, perchè vuol dire far vincere la destra, come ha detto Prodi.

Ma se all’Adriano non se ne parla, Andrea Orlando dire chiaro e tondo che per la minoranza Pd “una ripartenza dall’esperienza che si è consolidata intorno a Gentiloni” sarebbe una “soluzione competitiva”. Anche Emma Bonino, che spende parole di elogio anche per Antonio Tajani, dice di preferire “Gentiloni a Renzi”. E mentre Minniti nega ambizioni da premier, un ex ministro come Elsa Fornero vota Bonino ed elogia Gentiloni. Sì a un Gentiloni bis “se servisse per fare una nuova legge elettorale”, dice da LeU Pier Luigi Bersani. Ma è una partita del dopo. Adesso, dicono all’unisono Gentiloni e Renzi, contano i voti: per prenderli, sono le ore decisive.

(di Serenella Mattera/ANSA)