Fi apre, parteciperà alla manifestazione unitaria. Ma tensioni su Casapound

Berlusconi Meloni Salvini

ROMA. – Alla fine la manifestazione unitaria del centrodestra a chiusura della campagna elettorale si farà, giovedì pomeriggio a Roma; ma anche questo è stato motivo di tensione, dopo quella apertasi sull’atteggiamento da tenere con Casapound. Il leader di Fi, su questo punto, ha lanciato un “non possumus” dopo l’apertura di Matteo Salvini lunedì scorso. Il leader della Lega ha dovuto rintuzzare anche una nuova puntata polemica del governatore della Lombardia, Bobo Maroni, che gli ha rimproverato di aver abbandonato il federalismo.

L’idea di una manifestazione unitaria era stata lanciata da Giorgia Meloni la scorsa settimana e dopo il gelo del Cavaliere, vi aveva insistito Salvini però in modo “provocatorio” per gli alleati, invitandoli all’evento da lui programmato giovedì a Roma. Dopo l’esplicito “niet” di Berlusconi lunedì, è giunto invece un “sì” durante la diretta Facebook Ansa. Ma questo non ha risolto i motivi di tensione, visto che Salvini ha rilanciato l’impostazione: lui è il padrone di casa e gli alleati gli invitati: “All’Atlantico a Roma sarebbe bello” essere tutti insieme ma “non mi hanno ancora risposto, al massimo la faccio da solo”.

E’ iniziata dunque una fitta serie di contatti tra gli staff dei leader per un format in cui non ci sia un solo officiante con gli altri nel ruolo di suddiaconi. L’evento si terrà in uno spazio più raccolto, il Tempio di Adriano, in Centro, mentre i dettagli sono ancora da decidere. Ovviamente non si tratta di semplici ripicche: a due giorni dal voto un evento del genere, a seconda di come vada, potrebbe dare l’idea mediatica su chi è il leader della coalizione. Di qui l’equilibrismo nell’organizzare l’evento.

Anche perché tensioni si sono registrate sul rapporto con Casapound. Lunedì il suo leader Di Stefano si era detto pronto ad appoggiare un governo a guida Salvini, e il leader della Lega aveva incassato, dicendosi pronto ad incontrarli dopo il 4 marzo. Per lui un vero favore perché le parole di Di Stefano erano un accreditamento della Lega verso l’elettorato di estrema destra, ancora incerto tra il voto identitario e quello utile, a vantaggio del Carroccio o di Fdi.

Ma l’apertura di Salvini ha messo in imbarazzo Forza Italia con i partner europei del Ppe, con i quali sia Antonio Tajani che Berlusconi assicurano che gli alleati, Lega e Fdi, non hanno a che vedere con la destra estrema in stile Afd o Le Pen. In questo gioco si è inserita Giorgia Meloni annunciando  una visita a Budapest da Viktor Orban: l’Europa a cui guarda Fdi non è quella di Merkel a cui invece guarda Berlusconi.

“La nostra coalizione – ha detto tagliente Berlusconi – non ha nulla a che fare con Casapound, né con i loro programmi, né ora né dopo le elezioni”. E analogo stop è arrivato da Raffaele Fitto di Noi con l’Italia. In realtà già in mattinata Salvini aveva fatto una marcia indietro: “Ringrazio, ma non mi servono i voti di altri, ma per la Lega e il centrodestra, altrimenti minestroni non ne faccio”.

Retromarcia che aveva sollecitato i commenti ironici di Laura Boldrini e di Andrea Marcucci (Pd), mentre Maurizio Martina metteva il dito nella piaga: “Salvini da tempo preferisce Casapound al federalismo. Il tradimento del nord lo ha compiuto proprio il segretario della Lega”. Si perché su questo è giunto il nuovo affondo di Maroni: “Il federalismo è un tema di cui, lo dico con rammarico, la Lega di Salvini ha perso le tracce”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)