Powell: “Ripresa Usa forte, avanti rialzi graduali dei tassi”

Jerome Powel, presidente della Fed.

NEW YORK. – L’economia americana è forte e la Fed proseguirà sulla strada di ”rialzi graduali” dei tassi di interesse con l’obiettivo di evitare un surriscaldamento della ripresa economica e di portare l’inflazione al 2%. Al suo esordio in Congresso, davanti alla commissione servizi finanziari della Camera, Jerome Powell si mostra ottimista sullo stato di salute dell’economia statunitense, ‘gelando’ i mercati: i rendimenti sui Treasury a 10 anni salgono sopra il 2,9%, mentre Wall Street con gli investitori che si preparano all’eventualità quattro rialzi dei tassi di interesse nel 2018, più di quanti inizialmente stimati.

La prima stretta è data per scontata in marzo, anche alla luce del ”rafforzamento” dell’economia constatato da Powell. Da dicembre infatti è entrato in vigore il taglio delle tasse dell’amministrazione Trump e il Congresso ha approvato il budget da 300 miliardi di dollari: la politica di bilancio sta aiutando di più economia, dice Powell mettendo in evidenza come la strategia fiscale che, insieme alle esportazioni, era fino a poco tempo da una vento contrario all’economia, ora invece è uno dei motori. Un effetto questo positivo, anche se da un punto di vista della sostenibilità dei conti può creare problemi.

Le finanze pubbliche ”non sono su una traiettoria sostenibile” aggiunge Powell, non vedendo al momento ”rischi significativi” di inflazione e definendo ”forte” il mercato del lavoro. Forza che si tradurrà prima o poi su aumenti più sostenuti dei salari. Il presidente della Fed, nelle tre ore e 20 minuti di audizione, viene tempestato da domande sui temi centrali della politica, dalle discriminazioni ai Dreamer, i giovani arrivati da bambini negli Stati Uniti con genitori illegali.

Powell si smarca dalle domande, cercando di alzare la necessaria barriera fra la politica del presidente Donald Trump, che lo ha nominato, e la banca centrale. Nell’illustrare lo stato dell’economia americana Powell difende le misure prese dalla Fed durante la crisi: sono state ”efficaci”, ci sono studi schiaccianti che prumovono gli effetti avuti dal quantitative easing, che resta uno degli strumenti a disposizione.

Una difesa che si scontra con la nuova presa di posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo il quale se la crescita continua e l’inflazione sale la Bce dovrebbe fermare gli acquisti di asset già quest’anno. Secondo Weidmann non e’ neanche da escludere un possibile aumento dei tassi nel 2019, un’aspettative ”non irrealistica” e a prima vista ”plausibile”.