Lite nella Lega, Maroni: “Salvini scorda il federalismo”

Leader, io vado avanti. Anche Tosi con governatore

MILANO. – Mentre il centrodestra trova l’accordo per fare una manifestazione unitaria a Roma il primo marzo, all’interno della Lega si sentono sempre più forti scricchiolii. Roberto Maroni, dopo che ieri è sbottato per l’eliminazione di una bandiera ‘Prima il Nord’ da una foto del corteo di sabato postata dal coordinatore pugliese ora candidato del Carroccio promettendo che “la gloriosa storia della Lega Nord non può finire così e non finirà”,  nella sua rubrica sul Foglio ha attaccato frontalmente il segretario Matteo Salvini.

Il leader, che da un lato ha rivendica l’accordo sull’autonomia “perché la Lega è forte”, ha avvisato i ‘nostalgici’ della dicitura Lega Nord che della perdita dell’aggettivo si devono fare “una ragione”. L’accordo sull’autonomia di Lombardia (Veneto ed Emilia) che sarà firmato a Roma, ha scritto il governatore uscente, “riscopre una parola dimenticata dalla politica: federalismo. Un tema assente dalla campagna elettorale, dominata da chi la spara più grossa, ma sempre centrale per la (ancora irrisolta) questione settentrionale. Un tema di cui, lo dico con rammarico, la Lega di Salvini ha perso le tracce”.

“Poco male – ha ammonito il governatore – da domani riprende il cammino di chi non ha mai dimenticato l’insegnamento di Gianfranco Miglio: ‘Il federalismo s’imporrà. Anche se la Lega dovesse scomparire”. Critica a cui ha fatto eco l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi che è fra i fondatori di Noi con l’Italia. “La nuova Lega di Salvini ha annientato anni di battaglie” ha osservato aggiungendo che “toccherà a chi, come il sottoscritto e Maroni, ha sempre avuto coerenza politica, riprenderle in mano”.

E pure il vicesegretario del Pd Maurizio Martina è convinto che il segretario del Carroccio “da tempo preferisca CasaPound al federalismo”.

Rivendicazioni e critiche che Salvini snobba: “Io penso che la gente del Nord come del Sud non chieda al partito un nome, chieda una battaglia e risultati concreti, ospedali migliori, strade migliori e scuole migliori. Io penso che la Lega così forte, perché la Lega – ha sottolineato – non è mai stata così forte, superando problemi e i litigi del passato sia una garanzia per tutta Italia. La scelta che qualcuno nella Lega non ha ancora capito, ma se ne farà una ragione, è che io ritengo che bisogna mettere insieme, unire 60 milioni di italiani nel nome del federalismo, dell’autonomia”.

Pezzi di Italia, rincara, “da soli non vanno lontani”. Lui invece “va avanti dritto come un fuso”.E la sera, da Firenze, prova a stemperare la tensione: “Con Maroni andiamo d’amore d’accordo”.

(di Bianca Maria Manfredi/ANSA)