“Governo ombra” di Luigi Di Maio, piattaforma M5s per Palazzo Chigi

Luigi Di Maio. (Foto ANSA)

ROMA. – La criminologa, l’economista keynesiano, la negoziatrice: Luigi Di Maio, nel sontuoso Salone delle Fontane dell’Eur, pone a compimento l’evoluzione (la rivoluzione?) dei punti cardine della filosofia pentastellata portando sul palco “i supercompetenti” della società civile e due deputati a lui vicini: Alfonso Bonafede, futuribile Guardasigilli, e Riccardo Fraccaro, ai Rapporti per il Parlamento.

“Non è una squadra di tecnici”, sottolinea Di Maio precisando che, a capo del governo, ci sarà comunque un politico, ovvero lui. Ma l’impressione è che i 18 ministri siano soprattutto una carta in più che Di Maio vuole giocarsi, con un occhio anche al Colle, per non restare a capo del primo partito ma fuori dai giochi della maggioranza.

E’ una strategia che pone qualche rischio, come quello dei trascorsi degli stessi ministri. E’ scontro infatti su Salvatore Giuliano, candidato all’Istruzione che Matteo Renzi definisce “amico e sostenitore della Buona Scuola” rilanciando un video in cui si vede il dirigente scolastico di Brindisi rivolgersi nel 2015 all’ex premier con la frase “presidente la scuola è con lei”. E nell’aprile dell’anno prima Giuliano redigeva, con suoi tre colleghi, un documento contrario allo sciopero contro la Buona Scuola previsto all’inizio di maggio. Ma Giuliano nega qualsiasi endorsement alla Buona Scuola assicurando che, se andrà al governo, è una riforma che sarà “riscritta”.

Al Viminale è la criminologa Paola Giannetakis a destare qualche grattacapo quando sui media gira un appello ad un “Pacato Sì” al referendum sulla riforma che porta la sua firma. “Non ho mai firmato quell’appello”, è, come per Giuliano, la netta smentita dell’interessata, una delle 5 donne della squadra di Di Maio.

Agli Esteri il M5S punta su Emanuela Del Re che Limes presenta come “esperta di geopolitica e sicurezza, specialista di Balcani, Caucaso e Medio Oriente”. Del Re ha tra l’altro fondato un’agenzia operativa di mediazione e negoziazione che opera su mandato delle istituzioni Ue. Il suo, insomma, non è certo un nome avulso dal settore verso cui la lancia il M5S.

E lo stesso vale per Elisabetta Trenta, presentata da Di Maio come esperta di intelligence e sicurezza e con un lungo passato di consulente politico dei nostri militari, dall’Iraq al Libano.

Sul palco dell’Eur i candidati si alternano sciorinando pillole delle loro intenzioni. C’è Armando Bartolazzi medico del S.Andrea di Roma specializzato in anatomia patologica e oncologia e con 30 anni di Ricerca alle spalle; per il Mibact ecco Alberto Bonisoli, manager padano che si muove da anni nel design e nella moda e che fa parte di quella rete che Di Maio e Davide Casaleggio hanno tessuto al Nord.

E poi c’è Andrea Roventini, il “keyensiano eretico” che, una volta al Mef promette una svolta espansiva (ma senza uscire dall’euro) per la politica economica italiana. Filomena Miggino (al Ministero della Qualità della vita), il geomorfologo Mauro Coltorti (ai Trasporti) le altre novità annunciate da Di Maio in una serata in cui il leader prova a dare agli elettori un quadro di chiarezza che – è il suo refrain – né il Pd né il centrodestra non danno.

Ma la sua squadra trasuda anche la difficoltà per il M5S di trovare alti profili disponibili per un governo che, complice il Rosatellum, appare davvero difficile. Molti di loro – da Lorenzo Fioramonti (al Mise) a Coltorti, da Domenico Fioravanti (allo Sport) alla stessa Del Re – sono infatti già candidati agli uninominali e la loro “investitura”, chissà, potrebbe essere dopo una serie di “No” giunti da altri profili. Ma per Di Maio contava avere una squadra. E auto-lanciarsi, così, alla volata per il governo.

(di Michele Esposito/ANSA)