Mercati in attesa risultato del voto, occhi su spread e Borsa

Italia termometro, investitori guardano anche i dazi Usa e voto Spd

ROMA. – Il voto rimette l’Italia al centro dell’interesse degli investitori di tutto il mondo e la parola che circola di più è “incertezza”, in un weekend segnato anche dalla minaccia alla crescita globale dei dazi di Trump e dalla ‘conta’ interna della Spd tedesca al sostegno ad Angela Merkel.

La terza maggiore economia dell’Eurozona fa i conti con forze ‘anti-establishment’ che promettono di fare un pieno di voti sconosciuto ai partner dell’Eurozona, con l’incognita di un sistema elettorale mai messo alla prova dei fatti. Il rischio? una potenziale insidiosa battuta d’arresto alla tenuta delle forze europeiste vista in Francia con Macron, in Olanda con Rutte e in Germania con la faticosa grosse-koalition tedesca.

Eppure, con uno spread stabile da settimane a quota 130 punti base, sui mercati prevalgono calma e realismo: l’idea è che la riforma elettorale (quasi due terzi dei seggi con sistema proporzionale puro) produrrà un Parlamento altamente frammentato. Sterilizzando, nel breve termine, i rischi di mercato dell’affermazione di un solo partito euroscettico a maggioranza.

Più in là si vedrà: “questa incertezza politica potrebbe non essere molto rilevante nel breve periodo, dato che le condizioni economiche sono favorevoli, ma potrebbe diventarlo più avanti”, avverte Julien-Pierre Nouen di Lazard. Ma Lazard è una mosca bianca.

“L’esito del voto italiano appare altamente incerto”, ragiona Lorenzo Codogno di Lc Macro Advisors. Dai sondaggi più recenti emergeva “una contesa fra tre forze principali (Pd, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, ndr), che da sole difficilmente avranno una maggioranza in parlamento”.

Sono in tanti ad essere, paradossalmente, rassicurati da un sistema elettorale che non produrrà chiare maggioranze e che ha già prodotto l’assenza di programmi di governo dettagliati. Del resto, dopo gli estenuanti negoziati per formare un governo in Spagna e Germania, “gli investitori si sono abituati maggiormente a elezioni senza chiara maggioranza in Europa”, come spiega Marco Bonaviri, senior portfolio manager di Reyl & Cie a Ginevra.

Richard Flax, responsabile degli investimenti di Moneyfarm, punta su una grande coalizione o un ‘governo del presidente’ come ipotesi principali, e spiega che “esiste la convinzione che la continuità dell’azione amministrativa e di governo sarà tutelata anche in caso di prolungata incertezza”.

Tutte rose e fiori, dunque, o persino la prospettiva di una discesa dello spread (rialzatosi di 25 punti base in vista del voto) o di un recupero di Piazza Affari, che nelle ultime tre sedute, complice il protezionismo di Trump, è scivolata da 22.700 a meno di 22.000 punti? Non proprio.

Nessuno fra gli analisti esclude del tutto il ‘tail risk’, il rischio ‘di coda’ di una sorpresa dirompente con un governo dei 5 Stelle,o di destra a guida Lega Nord, ipotesi meno peregrina, che “renderebbe più problematica la posizione verso l’Ue e l’euro”, spiega Codogno.

“Il principale scenario di rischio – scrive Unicredit – è quello in cui i partiti populisti vanno abbastanza bene da giocare un ruolo nel prossimo governo”, uno scenario che non si riflette nei prezzi di mercati attuali e “potrebbe mettere pressione sugli spread”, che al contrario potrebbero restringersi in caso di una grande coalizione.

Tutti prenderanno posizione lunedì, 5 marzo, all’apertura dei mercati, ben sapendo che i nodi verranno al pettine al più tardi alla presentazione del Def, con un inevitabile confronto con l’Ue, o nel 2019, con l’addio di Mario Draghi alla Bce, che comprando il debito italiano dal 2015 ha fermato lo spread con il ‘quantitative easing’ che ora sta arrivando a fine corsa.

(di Domenico Conti/ANSA)