La Cina punta sulle forze armate, sale il budget militare

La Cina punta sulle forze armate, sale budget militare

PECHINO. – La Cina punta sulle forze armate con più azioni: la loro riduzione col taglio di 300.000 unità che “è stato sostanzialmente completato”, la “significativa modernizzazione” di equipaggiamenti e attrezzature, la maggiore integrazione tra civili e militari, insieme al rialzo dell’8,1% del budget a 175 miliardi di dollari, circa l’1,5% del Pil.

Il premier Li Keqiang, aprendo i lavori della prima sessione plenaria del 13/mo Congresso nazionale del popolo, ha tracciato uno scenario segnato da “profondi cambiamenti nelle condizioni nazionali sulla sicurezza: dobbiamo sostenere con decisione – ha affermato – la posizione di guida del presidente Xi Jinping sul rafforzamento delle forze armate mentre sviluppiamo il sistema nazionale di difesa e le forze armate stesse”.

Nel 2015 Xi aveva annunciato il riassetto degli organici, da 2,3 a 2 milioni di militari, e l’accantonamento delle dotazioni obsolete a favore della tecnologia puntando a fare delle forze armate cinesi “una forza di classe mondiale” per metà del secolo. Il budget 2018, intanto, sale dell’8,1%, fino a 1.107 miliardi di yuan (175 miliardi di dollari circa), come messo nero su bianco dal ministero delle Finanze sulla previsione del budget centrale e locale, nell’ambito di “singola cifra” (nel 2017 era del 7%) definita come la “nuova normalità”.

Le linee sui piani militari sono destinate ad alimentare tensioni nell’area, in particolare per le dispute nel mar Cinese meridionale, includendo i progetti sulle portaerei a propulsione nucleare entro il 2030, i super caccia e i missili balistici intercontinentali. “Continueremo a riformare difesa nazionale e forze armate, e a costruire una forte e solida difesa a tutela dei confini terresti, costieri e aerei”, ha aggiunto Li.

Il premier nella relazione ha tracciato gli scenari economici cominciando dalle previsioni di crescita per il 2018 “intorno al 6,5%” come fatto per il 2017, chiuso però a +6,9% e ai massimi degli ultimi 7 anni. Invariato il target d’inflazione al 3%; ridotto dal 3% al 2,6% il rapporto deficit/Pil; taglio fiscale pari all’1% del Prodotto interno lordo.

“L’economia della Cina è in transizione da una fase di rapida crescita a un livello di sviluppo ad alta qualità”, ha rilevato in linea con gli scenari e gli obiettivi illustrati da Xi, prima di tutto segretario del Pcc, al 19/mo Congresso del Partito di ottobre: “una società moderatamente prospera” dove i cittadini possano beneficiare entro il 2021, in occasione del centenario della fondazione del Pcc, di vita confortevole.

“Per centrare gli obiettivi, dobbiamo agire con le teorie di Xi per una nuova era del socialismo con caratteristiche cinesi”, ha detto Li. Il premier non ha nascosto “problemi e incertezze” sulla economia globale, in un apparente riferimento alle decisioni dei dazi Usa sulle importazioni di acciaio e alluminio.

“La Cina chiede di risolvere le dispute su basi paritetiche opponendosi a protezionismo e tutelando i diritti protetti dalla legge”, ha concluso Li. Sull’occupazione 11 milioni di nuovi lavori urbani e sulla lotta alla povertà il sostegno a 10 milioni di persone nelle aree rurali, di cui 2,8 milioni da ricollocare.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)