Bagno di folla per Putin a Mosca: “Solo lui al comando”

Evento clou campagna presidenziali, ovazione folla per lo 'zar' EPA/MAXIM SHIPENKOV

MOSCA. – Il 18 marzo in Russia si vota e mai come ora il risultato appare scontato: Vladimir Putin viaggia verso il quarto mandato che lo incoronerà ‘presidentissimo’. Lui lo sa e centellina le forze. Nessun dibattito in tv, eventi elettorali ridotti al lumicino. Ecco perché allo stadio Luzhniki di Mosca è andato in scena un incontro piuttosto raro tra lo ‘zar’ e il suo popolo, tappa clou di una campagna elettorale altrimenti esangue e sottotono.

Putin, naturalmente, batte il tasto della “stabilità” e della “continuità” e sbandiera tutte le cose buone fatte per la Russia a partire da quell’ormai lontano 2000, quando sostituì Boris Eltsin al Cremlino. Così, davanti alle 130mila persone (dati del ministero dell’Interno) accorse in una freddissima giornata di sole per ascoltarlo, il presidente ha promesso “un Paese prospero, che sappia guardare al futuro”.

“Noi – ha detto – faremo tutto il possibile per rendere felici i nostri figli e nipoti: nessun altro lo farà per noi e se lo faremo il prossimo decennio e l’intero 21esimo secolo saranno contrassegnati dalle nostre brillanti vittorie”.

Insomma, il sol dell’avvenire è dietro l’angolo. Un Putin di lotta e di governo che, archiviati i toni bellicosi del discorso alle Camere riunite, punta – tra inno e bandiere – a incassare la ‘benedizione’ del popolo. “Insieme siamo una squadra: siamo una squadra vero?”, ha chiesto alla folla, che ha prontamente risposto con un fragoroso “Sì!”.

L’adunata, d’altra parte, è avvenuta sotto lo slogan “Per una Russia forte” e questo è ciò che Putin promette, dall’alto di un’offerta politica ormai di stampo cesarista. A sfilare, sul palco, volti noti della cultura, dello sport, e del jet-set russo. “Non vedo nessun altro candidato che possa essere il nostro comandante in capo: Putin è l’unico, è il nostro presidente”, ha detto il regista premio-Oscar Nikita Mikhalkov, ormai aedo ufficiale del putinismo.

I sondaggi stilati dagli istituti demoscopici pubblici – l’indipendente Centro Levada non ha potuto pubblicarli poiché bollato come ‘agente straniero’ – certificano uno zar solo al comando, circondato da candidati ‘alternativi’ – sette in tutto – ridotti al ruolo di belle statuine.

Gli occhi a questo punto sono puntati sull’affluenza – lo sciopero delle urne chiamato da Alexei Navalny riuscirà a mettere in difficoltà i tecnici del Cremlino? – e sul dopo elezioni, sulla squadra di governo che Putin sceglierà, chiarendo così quale fazione avrà avuto la meglio nel plasmare le scelte del capo supremo. Ma siamo già alle perversioni degli addetti ai lavori.

(di Mattia Bernardo Bagnoli/ANSA)