Ue: “L’Italia ce la farà”. Gentiloni rassicura i leader

Pierre Moscovici, alle spalle i grafici del debito dei paesi europei. (AP Photo/Yves Logghe)

BRUXELLES. – Assegnati tutti i seggi e smaltita la sorpresa iniziale, l’Europa comincia a fare i conti con la nuova realtà politica italiana. I toni restano pacati, si rinnova la fiducia nel Paese e qualcuno, come il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, prova a fare autocritica in vista delle europee dell’anno prossimo.

Anche il premier Paolo Gentiloni continua a fare la sua parte nell’Unione e chiama i leader europei, a partire da Merkel e Macron, per rassicurarli. Ma la quiete potrebbe interrompersi domani, quando la Commissione pubblicherà il primo richiamo dell’Ue all’Italia della Terza Repubblica, cioè le pagelle sugli squilibri macroeconomici e sulle riforme strutturali.

Un promemoria che ricorderà ai nuovi governanti i paletti stretti entro cui l’Italia è costretta a causa del debito troppo elevato. Bruxelles non vuole commentare la vittoria dei populisti, temendo di aprire un confronto-scontro. E respinge al mittente tutte le insistenti domande della stampa internazionale.

“Gli italiani hanno espresso chiaramente la loro posizione, l’Unione europea è un’unione di democrazie e siamo fieri di questo”, si limita a dire il portavoce del presidente Jean-Claude Juncker, per spegnere ogni polemica sul nascere. Oltretutto, qualcuno dentro la Commissione comincia a giudicare politicamente inopportuno criticare i populisti.

Il risultato italiano ha dimostrato che la tendenza al voto euroscettico è tutt’altro che archiviata, e le istituzioni europee non possono permettersi di alimentare un conflitto che potrebbe danneggiare i partiti tradizionali nel Ppe e Pse alle europee di maggio 2019.

Il vice di Juncker, l’olandese Timmermans, comincia ad abbozzare il ragionamento. Non è preoccupato per l’Italia, che “è un Paese forte e ce la farà”, nonostante il “risultato difficile”. Il voto, spiega, “è anche il riflesso della delusione italiana rispetto all’Europa, bisogna prenderlo come un appello al sussulto dell’Ue e trarne le buone conclusioni”. E quindi “dobbiamo porci la domanda: come reinventare la democrazia affinché gli europei si ritrovino a loro agio?”.

L’Ue medita quindi un cambio di prospettiva, anche se ancora non ha deciso come muoversi con l’Italia. Fino a che ha creduto alla grande coalizione di centro-destra e centro-sinistra, si preparava a tenere a bada eventuali deragliamenti del Governo con i richiami sui conti pubblici. Ma con un esecutivo meno dialogante, la strategia collaudata potrebbe essere inutile.

Domani ci sarà un primo test. Il rapporto sui progressi delle riforme strutturali raccomandate a maggio scorso darà un quadro di quanto resta ancora da fare. L’anno scorso ci fu un richiamo per lo sforzo che si era arrestato a causa dell’instabilità politica, perché più volte si era corso il rischio di elezioni anticipate.

In queste ore Bruxelles valuta la possibilità di inviare o meno un messaggio politico di senso simile. Di certo, il consueto richiamo sul debito elevato ci sarà: il rapporto dirà che è uno squilibrio “eccessivo”, e il Paese resterà sotto stretto monitoraggio.

(di Chiara De Felice/ANSA)