Venezuelani in fuga: quattro su dieci pensano di lasciare il paese

Padre e figlio salutandosi all'aeroporto
Il deputato Francisco Sucre ha assicurato che nelle proiezioni delle Nazioni Unite a fine del prossimo anno i venezuelani all’estero, legalmente o illegalmente, potrebbero essere 10 milioni.

CARACAS – Oggigiorno in Venezuela, ricevere rimesse dall’estero è senza dubbio un aiuto finanziario, ma rappresenta anche una faccia della migrazione del venezuelano all’estero. Soprattutto quella che ancora sta dissanguando il paese.

I sondaggi di Datos Group indicano che quattro su dieci venezuelani pensano di migrare nei prossimi 12 mesi, la causa:  la crisi economica che li attanaglia.

Luis Maturén, il direttore dell’azienda afferma che la gente vuole lasciare il paese perché ha fame e non soltanto di cibo. La scarsità di ogni bene essenziale e l’iperinflazione, che secondo l’FMI potrebbe arrivare a 13.000% nel 2018, spaventano il cittadino comune.

Chi ha famiglia già stabilita all’estero viene aiutato con le rimesse. Datos Group afferma che queste arrivano a 289 milioni di dollari all’anno, equivalenti allo 0,1% del Pil.

Il 42% delle rimesse proviene dall’Europa e il 40% dall’America ma ne stanno arrivano anche dal Sud America. Le stime di Datos Group indicano che all’incirca 3 milioni di venezuelani ricevono denaro dall’estero, il 14% della popolazione, e il 5% afferma di aver ricevuto cibo e medicine.

Maturén pensa che le rimesse aumenteranno al doppio nel 2018, e si azzarda a dire che il paese è diviso tra chi deve sopravvivere con la moneta locale e chi invece lo fa perché riceve denaro da fuori.

Sussistere sembra sia la preoccupazione più grande per i venezuelani. Il 40% si lamenta dell’alto costo della vita e il 29% della scarsità. La crisi politica passa quasi inosservata.

895% è aumentata la migrazione venezuelana tra il 2015 e il 2017

È una cifra spaventosa. Si dice che la quantità di venezuelani che hanno lasciato il paese in due anni equivalga più o meno alla popolazione di intere città come Cartagena in Colombia o Rosario in Argentina. Oppure una quarta parte della città di Caracas.

Tra il 2015 e il 2017 la migrazione è aumentata del 132% e il numero maggiore di migranti venezuelani si trova nei paesi del Sud America. I calcoli indicano che 924.547 venezuelani siano migrati tra il 2015 e il 2017; una cifra che fa parte del milione 622.000 persone che se ne sono andate negli ultimi tredici anni. 552.407 sono distribuiti tra 15 paesi, tra i quali tre europei (Spagna, Portogallo e Italia) e 885.891 in nazioni sudamericane.

Secondo il rapporto sulle tendenze migratorie nazionali in Sud America, pubblicato il 27 febbraio 2018 dalla Officina Internazionale di Migrazioni dell’ONU, la maggior parte dei migranti venezuelani sono in Colombia,paese che utilizzano anche come ponte e che accoglie all’incirca 600.000 venezuelani. Una cifra enorme se si pensa che nel 2015 si segnalavano soltanto 48,714 migranti.

Alla Colombia, seguono gli Stati Uniti e la Spagna. Le cifre a disposizione indicano per la Spagna, 290.224nel 2016 e per gli USA 208.333, nel 2017.  Ma la tendenza ora sembra stia cambiando e  il venezuelano migra  più verso paesi sudamericani.  Tra questi paesi si trovano l’ Ecuador, il Perù, il Chile, l’Argentina e il Brasile.  Ma anche Panama, Messico e Costa Rica in Centro America.

E le cifre ottenute dall’ufficio di migrazione della Colombia non tengono in conto il numero di richieste di asilo le quali, secondo la ACNUR sarebbero all’incirca 100.000 tra il 2014 e il 2017. La maggior parte negli Stati Uniti ed il Brasile.

Le fonti dell’informazione sulle migrazioni provengono dai dati forniti dagli stessi paesi che accolgono i migranti. Manon considerano le persone che godono di doppia nazionalità o quelle che hanno potuto acquisirla all’estero.

Dati ENCOVI

Secondo l’indagine ENCOVI realizzata della università UCV, UCAB e USB, l’8% delle famiglie venezuelane riporta che ha per lo meno un integrante all’estero. Quindi, le stime indicano che tra il 2012 e il 2017 sono migrati più di 850.000 persone.

I calcoli della ricerca venezuelana combinati con quelli dell’ONU per il 2015 hanno prodotto la cifra di 1.400.000 venezuelani migrati, cioè tra il 4,7% y 5,4% della popolazione del paese.

Senza dubbio c’è stato un forte aumento di migrazione tra gli anni 2015 e 2017 ma i dati di Encovi e dell’OIM non arrivano mai a quelli che speculano una fuga di tre o quattro milioni. Anitza Freites, ricercatrice specializzata in studi demografici, spiega che le differenze tra le cifre possono provenire dalle diverse metodologie utilizzate.

Dati demografici dei migranti

L’indagine ENCOVI applicata alle migrazioni mostra che predominano i maschi 50,7% mentre le femmine sono un 49,3%. La maggior parte di chi se ne va si trova in età lavorativa mentre l’88% è tra i 15 e i 59 anni. E ciò dimostra che migrano con la speranza di trovare un lavoro migliore e magari aiutare i membri della famiglia che rimangono nel paese.

Quasi la metà di chi è andato via ha studi universitari ma questo dato sembra cambiare ultimamente: un terzo riporta aver finito gli studi liceali o addirittura di non averli completati.

Anche Amnistia Internazionale, capitolo Venezuela, si è fatta eco dei problemi che sta generando la crisi economica che è la causa principale di chi migra. In questo senso, Vivian Diaz ha informato che il numero di richieste di asilo è aumentato in modo esponenziale. La rappresentante della ong ha fatto un appello allo stato venezuelano perché riconosca le difficoltà che portano a migrare e accetti la cooperazione internazionale.

I venezuelani in Perù chiederanno un corridoio umanitario

E proprio su questo punto si alzerà la voce dei venezuelani che si trovano in Perù. Un centinaio di loro che abita in Lima richiederà l’apertura di un canale umanitario durante la celebrazione del Summit delle Americhe, previsto per il 13 e 14 aprile.

Oscar Perez di ABP e dirigente di “Venezuelani in Perù” ha informato che secondo la Caritas venezuelana, 300.000 bambini sono a rischio di morire.

Il Venezuela sembra destinato a formare parte dei paesi dai quali si fugge. Una nuova tragedia che si aggiunge a tante altre nel mondo, senza guerra tradizionale,  ma fondata sulla disperazione di tornare a vivere in pace e sicurezza economica come si faceva una volta, o quasi.

Giancarla Marchi