8 marzo: violenza donne, in casa “numeri da guerra”

Polizia in convegno a studenti, 'serve trasformazione culturale'

MILANO. – I segni di quanto successo oltre 10 anni fa, Filomena De Gennaro li porta addosso, costretta su una sedia a rotelle da un proiettile sparato dall’ex fidanzato che non si rassegnava alla fine della loro storia, ma li sfoggia con un sorriso pieno di coraggio, che questa mattina ha incantato gli studenti riuniti al convegno ‘Questo non è amore’, organizzato dalla polizia di Stato.

Lei, che da 12 anni porta la sua testimonianza sperando che qualche donna decida di farsi aiutare, è convinta che “denunciare è fondamentale, non c’è altra soluzione per uscire da una gabbia di violenza che, se non porta alla morte fisica, conduce sicuramente a quella psicologica”.

Ed è ugualmente convinta che servano la certezza della pena e un grande cambiamento culturale, perché l’uomo che diceva di amarla e che per poco non l’ha uccisa, “dopo 7 anni in prova ai servizi sociali oggi è una persona libera e, nel paese del foggiano di cui siamo originari entrambi – racconta – spesso sono io che devo restare in casa mentre lui esce a testa alta, convinto di essere nel giusto, e tanti la pensano come lui”.

Anche il prefetto Vittorio Rizzi, direttore centrale anticrimine della polizia, è convinto che per arginare la violenza sulle donne, serva “una profonda trasformazione culturale”. Se inizialmente l’ingresso delle colleghe fu accolto come “un potenziale vulnus”, oggi nell’affrontare il problema della violenza sulle donne, secondo Rizzi, la Polizia ha un “vantaggio di genere”.

Si deve proprio a una poliziotta, il dirigente dell’ufficio prevenzione della questura di Milano Maria José Falcicchia, l’ideazione del protocollo Eva, nato “per dare una risposta ai numeri da guerra che sono quelli delle guerre domestiche” e poi adottato a livello nazionale. In tutto, grazie ad Eva, sono state raccolte 5.488 segnalazioni, una media di 422 al mese.

L’età media dell’ aggressore è 42 anni, 2 volte su 3 è italiano, quasi sempre uomo. In 102 casi si è arrivati all’arresto, in 152 alla denuncia, in 59 all’allontanamento. Sono numeri che fanno paura, come quelli delle vittime di violenza sessuale seguite dalla dottoressa Alessandra Kustermann: 1.100 nel 2017, di cui 136 sotto i 13 anni.

Sono poco più grandi, 14 e 16 anni, le ragazzine vittime di violenza da parte di uno ‘zio’ orco arrestato grazie alla denuncia del figliastro e alle intercettazioni ambientali. Nonostante le ripetute violenze, le ragazzine hanno difeso a lungo l’uomo che chiamavano ‘zio’ perché – come spiegato dal capo psicologo della questura di Milano Giorgia Minotti – “chi subisce una violenza si sente in colpa e per questo è importante riconoscere i segnali che non permettono di denunciare”.

(di Gioia Giudici/ANSA)