Santa Sede: “L’esito del voto non interrompe la nostra azione”

Card. Parolin: "Continueremo a lavorare a visione positiva migranti". ANSA/ROMAN PILIPEY

ROMA. – Da Oltretevere si guarda al risultato elettorale italiano con la consapevolezza che il quadro non è forse il migliore che ci si potesse augurare, ma con la volontà di mantenere fermi i principi e continuare l’azione che si è da tempo intrapresa.

Soprattutto sul tema dell’accoglienza dei migranti, tema-cardine che ha sicuramente condizionato il voto. “La Santa Sede sa che deve lavorare nelle condizioni che si presentano. Noi non possiamo avere la società che vorremmo, non possiamo avere le condizioni che vorremmo avere. Quindi credo che, anche in questa situazione, la Santa Sede continuerà la sua opera di educazione, che richiede molto tempo”, ha dichiarato al Sir, l’agenzia dei vescovi, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, a margine della plenaria della Commissione internazionale cattolica sulle migrazioni in corso a Roma, a proposito della vittoria alle urne di partiti che hanno impostato la campagna elettorale contro i migranti.

“Importante è riuscire a educare la popolazione a passare da un atteggiamento negativo a un atteggiamento più positivo nei confronti dei migranti – ha detto -. E’ un lavoro che continua, anche se le condizioni possono essere più o meno favorevoli. Da parte della Santa Sede ci sarà sempre questa volontà di proporre il suo messaggio fondato sulla dignità delle persone e la solidarietà”.

Alle organizzazioni cattoliche impegnate in prima linea nell’accoglienza e integrazione dei migranti Parolin consiglia di continuare a “impegnarsi per creare una visione positiva della migrazione. Perché ci sono tanti aspetti della migrazione positivi che all’interno di tutta questa complessità non si percepiscono”.

“Consiglio di continuare il loro lavoro sul terreno perché questo le contraddistingue e caratterizza – ha detto -, ma al tempo stesso non avere paura di aiutare la popolazione ad avere questo nuovo approccio”.

Sulla necessità di conciliare le esigenze di sicurezza dei cittadini e i bisogni di chi fugge da situazioni difficili ha osservato: “Non è facile, dobbiamo riconoscerlo. Ma questa è una sfida che spetta alla politica, ossia conciliare le due esigenze, ambedue imprescindibili. E’ logico, i cittadini devono sentirsi sicuri e protetti ma allo stesso tempo non possiamo chiudere le porte in faccia a chi sta fuggendo da situazioni di violenza e di minaccia”.

A questo proposito, Parolin ha invitato a “lavorare tutti insieme, che è un altro aspetto fondamentale. E’ un’indicazione di metodo: tenere conto della difficoltà, voler trovare delle soluzioni e farlo tutti insieme”. Intanto l’analisi del voto da parte della Chiesa italiana, vede Avvenire parlare di una “rivoluzione in corso”, di cui è “chiaro il risultato, non le conseguenze”.

Ma il direttore del giornale dei vescovi, Marco Tarquinio, parlando del “segretario dimissionario (ma non troppo) di un Pd oggi ridotto a terzo polo, ma non assolto dalle proprie responsabilità”, intento “a blindare una linea di opposizione ‘senza se e senza ma’ come il M5S o la Lega del 2013-17”, si spinge a dire che “per questa via, però, si tornerebbe presto e confusamente alle urne”.

“Può darsi che accada – sottolinea Tarquinio -. Ma non sarebbe un bene per alcuno, e sancirebbe un’impotenza. E non del presidente della Repubblica-arbitro, ma di giocatori senza gioco, senza visione e senza generosità. Incuranti del vero campionato, che l’Italia può e deve vincere in Europa e non fuori da essa. Per questo può anche darsi che non accada”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)