Produttività del lavoro cambia rotta e migliora

Vista attraverso un tubo: operai al lavoro. Produzione
La produzione strappa ad agosto

ROMA. – La produttività del lavoro si risveglia. Dopo un lungo letargo il rendimento che arriva dalle braccia e dalle teste, dal ‘fattore persona’, risale. A certificarlo è l’Istat, che nota come il Pil sia aumentato più dei posti e delle ore passate in ufficio o in fabbrica. E’ infatti proprio questo scarto che misura il valore aggiunto della forza lavoro.

Il cambio di rotta è confermato dall’ufficio di statistica europeo, ma per recuperare il divario con gli altri Paesi c’è ancora strada da fare. Si tratta quindi di un primo segnale, che secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, testimonia gli “effetti” delle riforme. E i sindacati ora vedono margini per rinforzare le buste paga.

Per l’Istat l’inversione di tendenza è diventata chiara alla fine del 2017: “la produttività del lavoro è migliorata” sia guardando alle ore lavorate che al numero di occupati. Che l’indice sarebbe tornato positivo, era in calo da tre anni, era cosa attesa. Ma per il Paese sembrava comunque un’impresa, visto che negli ultimi venti anni l’andamento è rimasto pressoché piatto, risalendo un po’, e non è un paradosso, in concomitanza della crisi. In epoca di recessione bisogna far fruttare al massimo quel che si ha.

Ora però l’aumento della produttività avviene in un contesto diverso, con il Pil che guarda in su. E questo lo sanno bene i sindacati. Il patto firmato con Confindustria sul modello contrattuale “può dare una ulteriore spinta a produttività e salari”, dice la leader della Cisl, Annamaria Furlan.

“Aumentare le retribuzioni è fondamentale”, avverte il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo. Di certo, fa notare il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, “i dati Istat confermano che esistono spazi per il miglioramento del valore delle retribuzioni”.

In effetti negli anni gli scatti contrattuali sono stati ridotti al lumicino, come emerge dalle periodiche rivelazioni dello stesso Istat. La differenza la potrebbero fare gli oltre tre milioni di statali per cui sono già state siglate le intese (+85 euro medi). Resta però in attesa quasi un privato su quattro.

Per Boccia adesso “dobbiamo spingere su quel livello di riforme che hanno dato effetti sull’economia reale e usare questi effetti per ridurre i divari all’interno del Paese”. E magari, si potrebbe aggiungere, anche quelli nei confronti del resto dell’Ue. Dati Eurostat alla mano, se nel 2017 la produttività reale per persona in Italia è passata dal 97,7 al 98, in Germania e Regno Unito era già a quota 104,8.

(di Marianna Berti/ANSA)