Scontro su spia russa avvelenata, Londra avverte Mosca

Johnson evoca boicottaggio Mondiali calcio. Poi la retromarcia

LONDRA. – Il mistero sul presunto avvelenamento dell’ex spia russa Serghei Skripal resta fitto, ma i sospetti verso Mosca crescono di ora in ora in Gran Bretagna, sui media come in parlamento. E avvertimenti minacciosi, almeno a parole, già lampeggiano all’orizzonte: se fosse provato un ruolo dello Stato russo nella vicenda, la reazione sarebbe “adeguata ed energica”, proclama prima di qualunque ipotesi d’indagine ufficiale il ministro degli Esteri Boris Johnson, adombrando alla Camera dei Comuni possibili ulteriori sanzioni contro il ‘cerchio magico’ di Vladimir Putin, un coinvolgimento della Nato e giù giù fino all’eventuale boicottaggio dei Mondiali di calcio di Russia 2018 (poi derubricato a forfait potenziale non della nazionale inglese, ma della delegazione governativa).

Sul fronte dell’inchiesta, i fatti certi arrivano con il contagocce. Skripal – 66 anni, già colonnello dell’intelligence militare russa (Gru) vendutosi ai servizi di Sua Maestà oltre due decenni fa, quindi condannato in patria e infine inserito in uno scambio di spie con gli Usa nel 2010 – di sicuro resta in ospedale in terapia intensiva a Salisbury, la città del sud dell’Inghilterra dove domenica è stato trovato privo di sensi su una panchina insieme con una donna di 33 anni. Donna che oggi si scopre essere sua figlia Yulia, giunta in visita dalla Russia pochi giorni prima e ora costretta come lui a lottare per sopravvivere.

Colpa d’una qualche sostanza ignota, forse ingerita con una porzione di kebab, forse inalata, comunque al momento non identificata. Gli esami tossicologici sono in corso, pare in una struttura militare, il Defence Science and Technology Laboratory di Porton Down. E in attesa di completarli (potrebbero volerci giorni) la polizia coinvolge l’antiterrorismo, ma predica cautela: “Io penso – osserva Mark Rowley, numero 2 di Scotland Yard – che dobbiamo ricordare come neppure gli esuli russi siano immortali. Muoiono come tutti e a volte può esserci la tendenza a cedere a teorie cospirative”.

Detto questo, lo stesso Rowley si richiama al precedente di Aleksandr Litvinenko, morto nel 2006 a Londra in seguito alla contaminazione radioattiva con una dose di polonio 210, come ragione più che sufficiente a non sottovalutare “la minaccia”.

Ad alimentare i dubbi non si sottraggono i tabloid: Skripal “temeva per la sua vita”, scrive il Mirror, dopo la morte nel 2012 della moglie (uccisa da un cancro, secondo i certificati britannici) e quella d’un figlio, conseguenza invece di uno scontro d’auto occorso con la fidanzata a San Pietroburgo. Johnson, sollecitato alla linea dura ai Comuni da deputati sia conservatori sia laburisti, sposa a scanso di equivoci il sospetto. Rileva che sarebbe “prematuro puntare il dito” contro il Cremlino senza conoscere l’esito delle indagini, ma non manca di lanciare il suo monito.

Il riferimento ai Mondiali di calcio fa pensare subito al boicottaggio (“una follia” per Mosca, e un’opzione sgradita anche ai vertici dello sport d’oltremanica), finché le precisazioni di un portavoce del Foreign Office ridimensionano tutto. Le parole in ogni modo sono durissime e torna il linguaggio delle sanzioni: la Russia è accusata di “sfidare le basi fondamentali dell’ordine internazionale”, dal caso Litvinenko, all’annessione della Crimea, alla Siria. Poi, in un crescendo di toni, diventa una potenza “ostile e sovversiva” contro la quale il Regno rivendica d’essersi schierato “in prima linea”, anche a costo di “pagare un prezzo”.

Isterie russofobe, replica il Cremlino, negando di avere a che fare con quanto capitato a Skripal. Mentre l’ambasciata russa a Londra denuncia “una campagna di denigrazione” scatenata a priori e sfida sibillinamente le autorità britanniche a rendere note “le vere circostanze dell’incidente”. Circostanze su cui transfughi e oppositori riparati in occidente non sentono d’altronde il bisogno d’interrogarsi troppo. Da Garri Kasparov alla vedova Litvinenko, Marina, che dai microfoni della Bbc invoca protezione e taglia corto: “Sembra tutto un deja vu, la Russia resta uno stato da Kgb, è sempre lo stesso”.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)