Protesta senegalesi Firenze, spinte e sputi a Nardella

Antagonista denunciato. Tensione con forze dell'ordine, imam li calma

FIRENZE. – Spinte, insulti, anche sputi contro il sindaco Dario Nardella quando oggi pomeriggio ha raggiunto il sit-in dei senegalesi a Firenze, che si sono raccolti al ponte Vespucci per ricordare il loro connazionale Idy Diene – e anche per protestare contro il razzismo – ucciso dal tipografo in pensione Roberto Pirrone.

Nardella era stato invitato dall’associazione dei senegalesi ed era pronto a parlare con loro. Ma quando è arrivato sul ponte insieme allo staff, è stato affrontato in malo modo. E se ne è andato subito. Una minoranza di senegalesi, insieme a giovani dei centri sociali, ha protestato contro il sindaco raggiunto anche da uno sputo di un antagonista che è stato prima allontanato dalla digos e poi denunciato.

A questo punto Nardella ha rinunciato all’incontro ed è andato via: “Mi allontano – ha detto – perché non voglio diventare elemento di provocazioni. La storia di Firenze è la storia del dialogo, la città capisce la rabbia per la morte di un uomo ma non accetta la violenza”. Nardella ha anche ricordato al portavoce storico dei senegalesi a Firenze, Pape Diaw, il pluridecennale rapporto di collaborazione di Palazzo Vecchio con gli immigrati.

La manifestazione ha avuto un altro momento di tensione quando un centinaio di manifestanti si sono accalcati contro un cordone di polizia e carabinieri per tentare di sfondarlo e muoversi in corteo. Il tentativo è fallito sia per l’azione di contenimento passivo degli agenti sia per l’intervento dell’imam Izzedin Elzir che ha calmato gli animi invitando a pregare per il defunto.

“Quando c’è un defunto bisogna pregare Allah e non alzare la voce o, peggio ancora, usare violenza. Hanno capito”, ha poi spiegato Izzedin Elzir. Al suo richiamo decine di senegalesi si sono inginocchiati.

Riguardo alle indagini, gli inquirenti confermano che non c’è motivo razziale nell’omicidio: nessun indizio emerge in tal senso. Lo stress per i debiti è considerata fondata causa scatenante dell’azione folle di Pirrone. Agli inquirenti, piangendo, l’ex tipografo ha detto: “Ho pensato, sparo così vado in galera e la faccio finita con questa vita non dignitosa”. Non trovando il coraggio di suicidarsi ha ucciso a caso. “Ho sparato al primo che ho incontrato” avrebbe affermato Pirrone.

Poi è emerso che la figlia dell’uomo, trovato il biglietto di addio in casa, aveva chiamato il 113 per dire che il padre era armato in strada. Dopo aver ucciso, Pirrone stava andando a costituirsi dai carabinieri di borgo Ognissanti ma è stato bloccato prima dai parà della Folgore di guardia al vicino consolato Usa.

Nella sequenza degli spari, le indagini stabiliscono che Pirrone ha tirato un ‘colpo di grazia’ alla testa di Idy Diene. L’omicidio è stato filmato dalle telecamere della sede della Dia puntate sul ponte. Le immagini confermano il racconto dei passanti. Tra i riscontri risulta vera la passione per il tiro sportivo con armi da fuoco: Pirrone da tempo andava a allenarsi al tirassegno di Lastra a Signa. Fonti inquirenti riportano che nell’interrogatorio l’omicida ha reso un racconto “lucido, razionale, pacato”.

(di Michele Giuntini e Matteo Leoni/ANSA)