Monito Ue a Italia: restano squilibri macro eccessivi

Fare di più sul debito. Moscovici, fiducia in stabilità

BRUXELLES. – Per il quinto anno consecutivo la Commissione europea lascia l’Italia tra i Paesi con squilibri macroeconomici eccessivi a causa del suo debito troppo alto e della produttività troppo bassa, in un contesto di alta disoccupazione e uno stock di sofferenze bancarie che pesa anche sui prestiti all’economia reale. Un quadro immutato dall’anno scorso anche sul fronte delle riforme strutturali il cui cammino, secondo Bruxelles, è rallentato.

Il messaggio è quindi sempre lo stesso: fare di più per far ripartire il Paese e sbloccare la sua crescita potenziale. Anche perché, sottolinea il vicepresidente della commissione Ue, Valdis Dombrovskis, il pil italiano è sempre fanalino di coda. “In Italia abbiamo visto che la crescita è rafforzata nel 2017 e ci si aspetta che resti costante anche quest’anno, ma è ancora molto sotto la media europea”, inoltre “il debito è il secondo più elevato dell’Ue e la produttività è bassa”.

Persistono poi anche i “problemi nel settore bancario, ma si stanno affrontando”. I crediti deteriorati, però, hanno iniziato a calare soltanto da poco. In generale, per l’Italia restano molte “sfide” da affrontare. Ma non è il caso di fare allarmismo secondo Bruxelles. Lanciare una procedura per squilibri eccessivi contro l’Italia è l’ultima cosa a cui pensa la Commissione in questo momento.

Dopo il risultato del voto, si aspetta il nuovo Governo e le sue prime mosse, per capire le intenzioni in materia di politica economica. Tutti i messaggi lanciati in campagna elettorale, dall’abolizione della Fornero allo sforamento del deficit, per ora non vengono presi sul serio.

Intanto si aspetta la presentazione del programma nazionale di riforma e di quello di stabilità ad aprile, e poi a maggio ci sarà il giudizio definitivo sulla legge di stabilità 2018, dove si rifarà il punto sui conti pubblici. Con i dati sul pil 2017 in arrivo ad aprile, si capirà l’entità dell’eventuale sforzo. Potrebbe, insomma, non servire più lo 0,3% richiesto a novembre.

Per ora la Commissione appare collaborativa, e tranquillizza Roma anche sulle scadenze di aprile: se non ci sarà ancora il nuovo esecutivo, quello attuale potrà presentare un programma di stabilità a ‘politiche invariate’, e poi inviare quello definitivo in un secondo momento.

Per il commissario agli affari economici Pierre Moscovici bisogna avere fiducia in Mattarella, perché darà all’Italia un Governo stabile che confermerà “il suo impegno europeo”. Ma nel rapporto sugli squilibri, la Commissione ci tiene comunque a ricordare tutte le debolezze che il Paese deve affrontare. Una “protratta bassa produttività”, che comporta anche rischi di “implicazioni transnazionali”.

Il debito che “si stabilizza ma ancora non ha imboccato un percorso di ferma discesa a causa del deteriorarsi del saldo strutturale”, e lo slancio delle riforme che “è in qualche modo rallentato”. Ad esempio, nonostante qualche progresso nell’attuazione delle raccomandazioni di maggio scorso, come quelle su fisco, lotta alla corruzione, riforma della PA, poco è stato fatto sul cuneo fiscale, sui tempi della giustizia, e per riformare il quadro legislativo sull’insolvenza.

Restano “lacune” anche nella riforma della contrattazione collettiva e nelle politiche attive sul mercato del lavoro. Così come rimangono pure le “disparità regionali che continuano a pensare sul potenziale di crescita”, e la disoccupazione giovanile e a lungo termine. Bruxelles sottolinea anche che, “data la sua importanza sistemica, l’Italia è una fonte di significativo contagio potenziale per il resto della zona Euro”.

(di Chiara De Felice/ANSA)