Draghi all’Italia: “Occhio a instabilità. Euro irreversibile”

"Pensioni? conti importantissimi". Bce, stop a opzione aumento Qe

ROMA. – L’esito del voto in Italia approda alla Banca centrale europea: Mario Draghi tranquillizza sulla reazione dei mercati purché l’instabilità non duri troppo, e fissa paletti. Sull’idea di un dietrofront alla riforma delle pensioni, e sull’euro, “irreversibile”.

Le elezioni italiane hanno prodotto un rebus dal quale potrebbe non uscire alcun governo stabile. Ma per Draghi, come in altri appuntamenti politici europei recenti da cui ci si aspettava uno scossone finanziario, i mercati non hanno reagito “minando la fiducia. La reazione alle elezioni italiane è stata più o meno la stessa”.

Ma attenzione: “questo non vuol dire sottostimare il fatto che un’instabilità che si protraesse nel tempo può minare la fiducia, con effetti negativi sia sull’inflazione che sulla crescita”.

Dopo una una campagna elettorale in cui si è parlato di abolire la riforma delle pensioni e il jobs act e ipotizzata l’uscita dall’euro, Draghi lancia quasi un altolà. “In termini generali, il bilancio pubblico è di massima importanza nei paesi ad alto debito”.

I paletti più chiari, tuttavia, Draghi li mette sul futuro dell’Italia dell’euro, messo in discussione da diversi partiti, e le scelte del governo italiano che uscirà dalle urne quando Germania e Francia lavorano a un rafforzamento del progetto europeo.

“Posso solo dire che l’euro è irreversibile e il rafforzamento dell’Unione monetaria ed economica resta una priorità”, a partire dalla “adozione di misure specifiche e decisive per completare l’Unione Bancaria e quella dei mercati capitali”.

E’ chiaro che a Francoforte seguiranno con molta attenzione tutti i passaggi istituzionali verso la formazione di un esecutivo. La Bce è ben consapevole di essere un caposaldo di stabilità con gli acquisti di titoli pubblici. Il consiglio direttivo ha tolto all’unanimità, dal suo ‘quantitative easing’, un altro tassello: l’opzione di aumentare gli acquisti, rispetto ai 30 miliardi di euro al mese attuali, se il quadro economico-finanziario dovesse peggiorare. ma di fatto il ‘Qe’ potrebbe continuare anche dopo settembre, visto che se la crescita 2018 è migliore del previsto (+2,4% la nuova stima 2018) l’inflazione si fermerà all’1,4%: assieme alla promessa di tenere i tassi ai minimi record “ben oltre” la fine del Qe, ciò ha contribuito ad attutire l’impatto del ridimensionamento del programma fiore all’occhiello di Draghi, con l’euro che anziché apprezzarsi è sceso in area 1,23 dollari.

A rompere l’armonia di una conferenza stampa caratterizzata da toni pacati sono le avvisaglie di guerre commerciali dopo l’annuncio dei dazi su acciaio e alluminio da parte di Donald Trump. A Washington Draghi manda a dire che mosse unilaterali su questo tema sono “pericolose”, e chiede ironicamente “se metti dazi contro i tuoi alleati, ci si chiede chi sono i tuoi nemici”.

Una corsa alle ritorsioni commerciali avrebbe esiti durissimi che rischiano di deragliare la normalizzazione monetaria in atto. Ma c’è dell’altro: dopo lo sforzo globale per dare una stretta agli eccessi della finanza, Washington rischia una “massiccia deregulation” che per Draghi ripeterebbe gli errori che hanno portato alla grande crisi finanziaria di dieci anni fa.

(di Domenico Conti/ANSA)

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