Spia russa, furia Gb: crimine oltraggioso, risponderemo

Il ministro degree Esteri inglese, Boris Johnson sulla scalinata del Foreign Office (@SMcDonaldFCO)

LONDRA. – Lo shock cede il passo al furore, in Gran Bretagna, al delinearsi dei contorni sempre più sinistri dell’avvelenamento per mezzo d’un terrificante agente nervino dell’ex spia russa Serghei Skripal, di sua figlia Yulia e d’un poliziotto locale: identificato come il detective Nick Bailey. Ma al contempo è la cautela più misurata – chissà se alimentata da dubbi sotterranei sul vero movente o dall’attesa del momento buono per scatenare una tempesta diplomatica – a dettare gli ultimi commenti del governo Tory di Theresa May.

Di fronte alla Camera dei Comuni, è stato il turno della massima autorità del Paese sul fronte della sicurezza, la ministra dell’Interno, Amber Rudd, la quale ha usato parole tanto dure quanto pesate. Ha denunciato l’attacco avvenuto domenica nella tranquilla cittadina di Salisbury come “un crimine oltraggioso”, assicurando che le indagini vanno avanti “a passo spedito” e si concentrano sull’individuazione della fonte di contaminazione dopo la svolta sul tipo di sostanza chimica adoperata.

Colpire “sul suolo britannico” in un centro abitato è stato “un atto sfrontato e sconsiderato”, ha poi aggiunto, “un tentativo di omicidio perpetrato nel più crudele e plateale dei modi”. Non senza evidenziare come l’uso di un agente nervino “molto raro” inquieti e sia meritevole di reazioni “energiche”. Tuttavia, ha subito puntualizzato, “se vogliamo essere rigorosi, dobbiamo permettere che la polizia faccia il suo lavoro” prima di trarre conclusioni affrettate.

Un colpo di freno ai deputati più anti-russi, incalzanti nel pretendere fin d’ora risposte bellicose e persino la rottura delle relazioni diplomatiche con Mosca sulla base di quelli che vengono presentati – in parlamento come sui giornali – come “indizi circostanziali” schiaccianti su presunte colpe più o meno dirette del Cremlino, a dispetto delle smentite.

D’altronde è anche Theresa May a predicare adesso la linea del ‘wait and see’, accantonati i paragoni iniziali del ministro degli Esteri, Boris Johnson, con il caso di Aleksandr Litvinenko (oppositore pubblico del Cremlino, a differenza di Skripal). “Lasciamo alla polizia il tempo d’investigare”, ha detto la premier all’Itv, poi “naturalmente il governo prenderà le misure appropriate, se vi saranno misure da prendere, al momento giusto e sulla base delle prove” e di eventuali responsabilità evidenti di “uno Stato”.

I sospetti mediatici del resto non si fermano. E il pensiero del poliziotto britannico in ospedale incendia gli animi, insieme alla notizia che altre 21 persone hanno dovuto ricorrere domenica all’assistenza di medici o psicologi. Mentre – a solleticare altri ‘misteri’ – si scopre che Skripal era vicino di casa d’un consulente dell’agenzia di ex 007 britannici coinvolti nell’operazione di dossieraggio anti-Trump commissionata a suo tempo dai rivali politici americani al veterano dell’MI6 Christopher Steele.

Di buono ci sono se non altro alcuni spiragli positivi sul decorso ospedaliero delle vittime. Serghei e Yulia, 66 e 33 anni, rimangono in coma e in condizioni critiche, ma definite ora “stabili”. Mentre il coraggioso detective Bailey, uno dei primi soccorritori degli Skripal, “è cosciente e parla”, sebbene sia ancora grave come ha riferito la ministra Rudd.

L’individuazione della tossina – pare molto più sofisticata del sarin della strage terroristica del 1995 nella metropolitana di Tokyo concepita dalla setta religiosa dall’allucinato guru Shoko Asahara – sta probabilmente aiutando i medici a cercare di fermare il letale effetto paralizzante dell’agente nervino. In attesa che possa aiutare magari gli investigatori a scorgere le impronte degli alambicchi da cui è saltata fuori.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)