Ankara minaccia i curdi: “Dopo Afrin attaccheremo in Iraq”

La regione alle porte di Damasco torna nelle mani del governo

ISTANBUL. – Dopo la Siria, l’Iraq. Nel Medio Oriente già sconvolto dai conflitti, la Turchia va alla resa dei conti con i curdi. Mentre l’esercito di Ankara e le milizie arabo-siriane sue alleate continuano l’avanzata nell’enclave di Afrin, Recep Tayyip Erdogan fissa già il prossimo obiettivo: completare l’offensiva nel nord della Siria entro maggio, per dedicarsi poi a un attacco contro le roccaforti del Pkk in nord Iraq.

Una nuova guerra all’orizzonte, mentre il sangue continua a scorrere nella Ghuta orientale, con almeno 69 vittime civili stimate nelle ultime 48 ore. La nuova mossa annunciata da Ankara è stata concordata direttamente con Baghdad, ha assicurato il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu. Un asse rafforzato dallo scorso autunno con il fallimento dell’avventuroso referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno.

L’eventuale operazione in nord Iraq, che la Turchia già bombarda periodicamente con gli F-16, non avverrà comunque prima delle elezioni parlamentari irachene del 12 maggio. Ma l’obiettivo è già noto: distruggere le basi del Pkk annidate tra le montagne Qandil e dintorni.

Per quella data, Erdogan vorrebbe aver messo le mani su Afrin. Anche se il difficile, nell’enclave curdo-siriana, sembra ancora di là da venire. In un mese e mezzo, Ankara sostiene di aver fatto fuori oltre tremila miliziani curdi dell’Ypg e dell’Isis – rimasti uccisi, feriti o fatti prigionieri.

L’esercito ha preso la località di Jinderes, a sud-ovest di Afrin, ritenuta cruciale per lanciare l’assedio al centro urbano, dove vivono anche migliaia di civili. Un’operazione che rischia di avere pesanti costi in termini di vittime civili, mentre la resistenza curda rivendica di aver ucciso nelle scorse ore altri 5 soldati nemici, che andrebbero ad aggiungersi alle 41 vittime già confermate da Ankara, oltre a più di 150 miliziani arabo-siriani: un tributo di sangue che potrebbe offuscare il furore nazionalista mostrato finora dai turchi.

Se Afrin non venisse presa entro maggio, Ankara si dice comunque certa di avere la capacità militare per attaccare i curdi “simultaneamente” in Siria e Iraq. Intanto, nella Ghuta continua la strage di civili. Almeno altri 69, tra cui 8 minorenni, sono stati uccisi tra ieri e oggi in bombardamenti governativi sull’enclave ribelle a est di Damasco, secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).

Nell’escalation degli ultimi 20 giorni, le vittime civili sono almeno 874, di cui 186 minorenni, calcola sempre la ong. La risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla tregua umanitaria continua a restare in gran parte lettera morta. Secondo Mosca, un nuovo convoglio umanitario, che avrebbe dovuto dirigersi oggi verso la regione, è stato posticipato a causa degli attacchi di miliziani di Jabhat al Nusra. Ma per l’Ondus, con l’offensiva di terra avviata negli ultimi giorni l’esercito di Bashar al Assad e le milizie sue alleate hanno già riconquistato la metà del territorio della regione.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)