Contratti: Confindustria e sindacati firmano l’accordo

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

ROMA. – Parte la stagione all’insegna del nuovo modello contrattuale e di relazioni industriali, che va dall’introduzione del Trattamento economico minimo alla rappresentanza anche per le imprese. L’accordo è stato firmato dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, dopo la sigla del testo condiviso nella notte del 28 febbraio.

Una firma che chiude un lungo percorso ed un confronto partito circa un anno e mezzo fa, rimarca il ruolo e l’autonomia delle parti sociali e mette un paletto ad una eventuale legge sul salario minimo: i minimi salariali sono definiti nel contratto nazionale, è la risposta delle stesse parti, che dicono no ad invasioni di campo. Soddisfatti sia Confindustria che i sindacati.

“In un momento delicato per il Paese, le parti sociali si compattano, non si dividono”, sottolinea Boccia parlando del ‘Patto della fabbrica’ che aveva lanciato ad ottobre 2016 e sostenendo che l’accordo è un esempio di come si possa “passare dalla stagione del conflitto al confronto nell’interesse di tutti”.

E rappresenta, dice ancora, “un appello al mondo esterno, a fare le cose con responsabilità”, come quella che chiede in questo momento dopo il voto e per la formazione del nuovo governo. Tra l’altro, rimarca, rimette la “questione industriale al centro, tra gli attori della fabbrica”.

L’accordo “è un investimento che facciamo sulla funzione della contrattazione e sull’autonomia delle parti sociali. Veniamo da una stagione in cui è stata messa in discussione”, dice Camusso, tornando ad evidenziare che “bisogna rafforzare nel Paese la centralità del lavoro”. E che, proprio in ragione della “forte autonomia”, “non abbiamo bisogno di legislazioni che intervengano sulla sfera contrattuale”.

Furlan rimarca l’importanza e l’unitarietà del risultato: “Abbiamo assistito ad una campagna elettorale non bella sul lavoro, noi pensiamo che questo accordo concorra alla crescita del Paese e del valore sociale del lavoro. Abbiamo lavorato tanto, oltre un anno di confronti serrati e nemmeno un minuto del lavoro fatto è stato un minuto perso”.

Chiaro sul no ad una legge sul salario minimo anche il leader della Uil: “Abbiamo i minimi salariali nel contratto nazionale che, senza il dumping contrattuale, copre il 99% dei lavoratori”. Oggi l’economia è “in leggera ripresa e con questo accordo dobbiamo favorirne il decollo”, aggiunge Barbagallo, “come sindacati abbiamo l’esigenza di far crescere i salari e insieme la produttività”.

l testo, “Contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva”, in sedici e sei capitoli, punta infatti alla crescita dei salari, all’aumento della produttività e a forme di partecipazione dei lavoratori. Conferma i due livelli di contrattazione (nazionale e aziendale o territoriale), indica i criteri di calcolo degli aumenti salariali, introduce il Trattamento economico complessivo (Tec, comprendendo anche forme di welfare) e il Trattamento economico minimo (Tem), che dovranno essere individuati nel contratto collettivo nazionale di categoria.

E ancora: definisce per la prima volta la misurazione della rappresentanza anche datoriale (dopo quella per i sindacati definita nel 2014), con l’obiettivo di fermare il dumping contrattuale, ossia il ‘proliferare’ di accordi stipulati da associazioni non rappresentative.

(di Barbara Marchegiani/ANSA)