May accusa Mosca per l’avvelenamento dell’ex spia russa

Theresa May durante il suo intervento.
Il governo ammette: "aumenteremo le tasse".

LONDRA. – Tanto tuonò che piovve. Diventa pubblica e deflagra di fronte al parlamento britannico l’accusa contro Mosca per l’attacco chimico con un agente nervino che domenica 4 marzo ha lasciato fra la vita e la morte l’ex spia russa Serghei Skripal e sua figlia Yulia.

Un atto “spregevole e sconsiderato” rispetto al quale Theresa May denuncia come “altamente probabile” la responsabilità della Russia, sulla base di elementi d’indagine che avrebbero riconosciuto nella letale sostanza adoperata a Salisbury tracce di tossine “del tipo” di quelle sviluppate dai laboratori militari dell’ex Armata Rossa.

La resa dei conti in termini di potenziali ritorsioni è rinviata, ma solo fino a mercoledì. Mentre l’atto d’accusa, pronunciato in una Camera dei Comuni ribollente dopo una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale dedicata a fare il punto sugli ultimi sviluppi investigativi, c’è già tutto.

La premier annuncia di aver fatto convocare l’ambasciatore di Mosca al Foreign Office per una sorta di ultimatum: un giorno di tempo per dare “spiegazioni credibili”, pena una risposta per ora imprecisata, ma ad ampio raggio. Risposta che potrebbe comprendere “un’estensione” delle sanzioni già imposte al Paese di Vladimir Putin, un coinvolgimento degli “alleati” della Nato, il boicottaggio da parte dei dignitari governativi e reali dei Mondiali di calcio di Russia 2018 e altro ancora.

Per la signora di Downing Street i casi sono due: o si è trattato “un’azione diretta” condotta da apparati del Cremlino per punire a scoppio ritardato il traditore Skripal (assoldato dall’MI6 negli anni ’90, condannato in patria nel 2006 e poi incluso in uno scambio di spie e lasciato partire per il Regno nel 2010); o la Russia “ha perso il controllo” di uno stock di armi chimiche.

In ogni caso, avverte May, la seconda potenza nucleare del pianeta deve fornire una risposta o il Regno Unito non potrà non considerare l’accaduto alla stregua di “un attacco con uso illegale della forza” sul proprio suolo nazionale.

La replica del ministero degli Esteri di Mosca, che insiste nel negare ogni coinvolgimento dello Stato russo nel caso Skripal ed evoca una “campagna” ostile non sorretta da prove, è immediata: l’intervento di May viene bollato come “uno show da circo”, scontato, a uso e consumo della “propaganda” interna.

Ma i toni ai Comuni appaiono bellicosi, prima e più che teatrali. E i deputati – conservatori, ma anche laburisti o liberaldemocratici – gareggiano a rilanciare la posta: invocando “una nuova guerra fredda”, parlando di “un atto di terrorismo”, invitando il governo a esser più duro e a non cedere a “nessun appeasement” contro quello che qualcuno definisce un “rogue State”. Rispolverando l’etichetta di “Stato canaglia” usato a suo tempo dai neoconservatori Usa contro l’Iraq di Saddam.

La premier prova da parta sua a tenere la rotta. Con una retorica durissima, ma senza sbilanciarsi in promesse di misure concrete. La Russia viene additata per le sue azioni in Siria e in Ucraina, l’annessione della Crimea, per le presunte interferenze nella politica o nelle elezioni di vari Paesi occidentali. Oltre che ovviamente per il precedente di un altro transfuga, Aleksandr Litvinenko, morto dopo aver bevuto un tè radioattivo al polonio 210 nel cuore di Londra circa 11 anni fa.

E tuttavia si cautela dietro le indagini non ancora concluse, nota che “in uno Stato di diritto” bisogna dare il tempo alla polizia di raccogliere prove e si limita per ora a ricordare le sanzioni che ci sono già. In attesa di valutare più avanti altre misure punitive (si parla fra l’altro di possibili espulsioni di diplomatici, oltre che di una versione britannica del Magnitsky Act americano, per colpire patrimoni e interessi di funzionari o uomini d’affari ‘sospetti’ ritenuti vicini a Vladimir Putin).

Proprio sul tema degli ‘oligarchi’ si consuma del resto l’unica polemica interna all’aula di Westminster in questa giornata di sdegno patriottico collettivo. E’ quando il leader laburista Jeremy Corbyn – criticato con furore da più parti per un accenno alla necessità di non chiudere del tutto le porte del “dialogo” verso est – ricorda le centinaia di migliaia di sterline di contributi elettorali di provenienza russa incassate da esponenti Tory. Donazioni fatte nel rispetto delle regole, replica May. Giurando comunque che con Mosca, fino a nuovo ordine, nulla potrà più essere “business as usual”.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)