Crisi infinita, Catalogna sempre senza presidente

Carles Puigdemont © ANSA/EPA. EPA/STEPHANIE LECOCQ

MADRID. – E’ crisi infinita per la Catalogna, senza governo da 4 mesi, dopo che il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva decapitato le istituzioni della regione ribelle all’ indomani della proclamazione della ‘repubblica’ 27 ottobre. L’ultimo tentativo di eleggere un nuovo President al posto di Carles Puigdemont è andato a vuoto oggi dopo il nuovo veto della giustizia spagnola.

Il Parlament era stato convocato questa mattina per l’elezione del candidato indipendentista Jordi Sanchez, da ottobre detenuto a Madrid per ‘ribellione’. Ma la riunione è stata rinviata sine die dopo che il gip di Madrid Pablo Llarena ha rifiutato di scarcerare Sanchez – candidato dopo la rinuncia di Puigdemont – per l’elezione. Sanchez ha presentato ricorso davanti al Supremo. E ne prepara un altro alla Corte europea dei diritti umani. Sembra però poco probabile riesca a spuntarla. Llarena mantiene in carcere da 4 mesi anche altri tre leader indipendentisti.

La paralisi prolungata delle istituzioni catalane per le pressioni di Madrid e le divisioni fra famiglie indipendentiste – JxCat di Puigdemont, Erc di Oriol Junuqeras e la sinistra Cup – ha creato stanchezza, sconcerto, calo di consensi, indicano i sondaggi, nel ‘popolo della repubblica’.

Il partito di Junqueras, in carcere a Madrid, preme perchè Puigdemont proponga un ‘Piano C’, cioè un terzo candidato non in esilio e non in carcere, in modo da sbloccare la formazione del Govern, e cosi porre fine al commissariamento di Madrid. Il nome più gettonato se anche Sanchez dovrà farsi da parte è quello di Jordi Turull, portavoce del Govern secessionista uscente. In alternativa tornerebbe in campo Elsa Artady, vicina a Puigdemont.

L’ex-President ha però fatto sapere anche di ‘non temere’ un ritorno alle urne. Questo però significherebbe mantenere per mesi ancora la Catalogna commissariata dal governo di Madrid, una situazione che genera esasperazione crescente nella popolazione. E che potrebbe mettere in difficoltà anche Rajoy.

Il Pp del premier è ora minacciato nei sondaggi da Ciutadanos di Albert Rivera, che lo ha superato a destra nella crisi catalana cavalcando l’onda del nazionalismo spagnolo risvegliato dal conflitto. La tenuta del governo minoritario di Rajoy sarebbe a rischio scrive Ara.

Il partito nazionalista basco Pnv di Inigo Urkullu che l’anno scorso ha fatto da stampella a Rajoy per l’adozione del bilancio dello stato 2017, ha rotto i ponti su quello del 2018 dopo la decapitazione del Govern Puigdemont e rifiuta di tornare al negoziato finchè non sarà restaurata l’autonomia catalana.

Se la paralisi catalana si prolunga, impedendo l’adozione del bilancio 2018 spagnolo “il Pp teme la tempesta perfetta” spiega l’analista Dani Sanchez Ugart. “La debolezza del governo Rajo farà spuntare le ali a Ciutadanos e le comunali e regionali dell’anno prossimo rischiano di mettersi male” per il premier. Rajoy potrebbe dover affrontare politiche anticipate di un anno nel 2019, con il “rischio serio” di perdere la Moncloa.

(di Francesco Cerri/ANSA)

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