Merkel: “Di fronte alle sfide politiche trovare compromesso”

Da sinistra, Olaf Scholz (SPD), Angela Merkel (CDU), Horst Seehofer (CSU). (ANSA/AP Photo/Michael Sohn)

BERLINO. – Il quarto governo Merkel, 169 giorni dopo il voto, non nasce da “un matrimonio d’amore”, ammette il futuro vicecancelliere Olaf Scholz, su cui tutti puntano gli occhi a partire da ora. Ma gli alleati che oggi hanno firmato il contratto di coalizione a Berlino si sono mostrati uniti, sgombrando il campo da liti e divergenze. “Questo è un governo stabile e in grado di agire”, ha detto Angela Merkel, “è il momento di mettersi al lavoro”.

Poi la cancelliera è andata oltre, spiegando che “la capacità della democrazia sta nel trovare un compromesso”. Una “cultura del dibattito positiva” è alla base dei nostri ordinamenti, soprattutto in tempi incerti come quelli che attraversiamo, è il ragionamento. “Un’epoca paragonabile al passaggio dalla società agraria a quella industriale”, dove tutto è in trasformazione, “il mondo del lavoro, dei media, e ovviamente anche quello della politica”.

Parole che da Berlino offrono un riferimento implicito anche al fattore di maggior incertezza d’Europa: l’Italia, che per Manfred Weber ad esempio – lo ha detto alla Sueddeutsche Zeitung – è “l’ultima chiamata per l’Ue”. Merkel ha poi smentito che vi siano rinvii per le riforme europee, come scritto da Spiegel nel weekend: “Non vedo motivi per rimandare”, ha affermato, spiegando che la visita di insediamento a Parigi, evidentemente nei prossimi giorni, “dovrà servire anche da preparazione al prossimo vertice Ue”.

“Non chiariremo ogni questione, ma potremo dire più che a dicembre. Si chiarirà certamente quali siano le prossime tappe che possiamo immaginare”, ha aggiunto, citando migrazione e difesa.

La cancelliera ha ribadito poi che è esclusa una mutualizzazione del debito, “vedo spazi per una politica europea ragionevole”. Ricordando di essere a favore di un euro-budget, ha sottolineato che vanno chiarite le idee – “e ce ne occuperemo presto” – con i partner su quali siano gli obiettivi di un progetto del genere. Stesso discorso per l’unione bancaria: “Tutti la vogliamo, ma servono i dettagli. Da quando? Che succede ai crediti che non vanno bene? Quando il rischio sarà ridotto al punto da poter fare il passaggio successivo?”.

“Questa Grosse Koalition non nasce da un matrimonio d’amore, ma pur essendo questi partiti molto diversi, sono in grado di collaborare”, ha detto Scholz, nuovo protagonista della scena. Per i socialdemocratici governare “non è un obiettivo fine a se stesso, ma va fatto se vi è una buona ragione. E in questo caso la buona ragione è che si può fare qualcosa per migliorare la vita della gente”, ha aggiunto.

Scholz ha anche insistito sul ruolo che la Germania deve avere in Europa, garantendo la tenuta del progetto europeo, di fronte alle grandi sfide che ci si trova ad affrontare. E sulle preoccupazioni dei falchi amici del rigore, ha affermato di condividere a pieno misure come il pareggio di bilancio: “Un obiettivo che ci siamo dati e che perseguo anche io”. Perfino Horst Seehfer, il leader bavarese che diventerà ministro dell’interno e della “patria”, ha più volte ripetuto di essere felice del contratto di coalizione.

“Vengo volentieri a Berlino”, si è spinto a dire il rappresentante supremo delle politiche “Baviera first”. Il lungo percorso che ha portato alla formazione di questo esecutivo (circa sei mesi) resta comunque una sorta di trauma nelle analisi: “La Germania si è italianizzata”, ha scritto ad esempio die Welt, in un commento di oggi. “Stavolta non solo dal punto di vista culinario ma anche nella politica. La situazione desolante che l’Italia attraversa al momento, la Germania ce l’ha davanti a sé”.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)