Pamela: ammissioni Oseghale. Pm: “Non ha confessato”

Pamela
Lucky Awelima, il nigeriano di 27 anni, in stato di fermo per la morte di Pamela Mastropietro, esce dalla caserma di Macerata, 10 febbraio 2018. ANSA/FABIO FALCIONI

MACERATA. – “Sono stato io, ho fatto tutto da solo”. Dopo oltre un mese di carcere con l’accusa di aver ucciso e poi smembrato la 18enne romana Pamela Mastropietro a Macerata, sembra che Innocent Oseghale, 29 anni, cominci a fare le prime ammissioni sui tragici del 30 gennaio. La frase sarebbe stata carpita da un’intercettazione, durante una conversazione nel carcere di Ascoli Piceno con la compagna del nigeriano.

Ma a causa della difficoltà ad esprimersi in italiano e di affermazioni tra loro contraddittorie, l’interpretazione di quello sfogo non sarebbe univoca. Nelle sue parole, è una delle ipotesi, potrebbe esserci non l’ammissione dell’omicidio ma di aver fatto a pezzi, da solo, il cadavere.

Le notizie di stampa sulla completa ‘confessione’ di Oseghale, sono state definite dal procuratore di Macerata Giovanni Giorgio “completamente destituite di fondamento”, in particolare per l’omicidio. Secondo il 29enne Pamela sarebbe morta nel suo appartamento in via Spalato a Macerata per un’overdose di eroina, circostanza smentita dai medici legali secondo cui venne trafitta da due fendenti alla parte bassa del torace.

Di omicidio volontario, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere sono accusati anche altri tre nigeriani, tra cui un 39enne a piede libero. Per Desmond Lucky, 22 anni, e Lucky Awelima, 27 anni, arrestati e detenuti nel carcere di Montacuto ad Ancona, il Riesame ha confermato oggi la custodia cautelare in carcere, respingendo i ricorsi degli avv. Gianfranco Borgani e Lorenzo Lupi. Le difese sostenevano l’assenza di gravi indizi di colpevolezza e di un pericolo di fuga: gran parte delle prove si basa sui contatti telefonici tra loro e con Oseghale.

Iniziano poi a filtrare indiscrezioni sui responsi dei rilievi fatti sul luogo del delitto, in via Spalato 124, che il Ris dei carabinieri farà avere in settimana alla Procura. Potrebbero contenere risposte più precise su eventuali responsabilità degli indagati.

Sul corpo sarebbero state trovate tracce di due Dna: quello di Oseghale e quello del tassista italiano che trascorse con Pamela alcune ore il 29 gennaio dopo che lei si era allontanata dalla comunità di recupero Pars di Corridonia. Il cadavere, chiuso in due trolley, venne poi trovato il 31 gennaio a Pollenza. Domani pomeriggio ci sarà un nuovo accesso dei carabinieri del nucleo investigativo nell’appartamento di via Spalato.

L’ispezione, in presenza dei difensori, servirà volta a verificare precisamente le dimensioni delle mattonelle del pavimento e delle fughe. E sempre domani, un consulente della difesa esaminerà i resti di Pamela.

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