Caso Neri, da Caracas partito l’ordine di ucciderlo?

Il giovane Alessandro Neri, nipote di Gaetano Lamaletto, noto industriale italo-venezuelano, è stato trovato morto nella periferia sud di Pescara. Gli inquirenti seguono anche la pista della vendetta ordinata da Caracas
Il giovane Alessandro Neri, nipote di Gaetano Lamaletto, noto industriale italo-venezuelano, è stato trovato morto nella periferia sud di Pescara. Gli inquirenti seguono anche la pista della vendetta ordinata da Caracas

CARACAS – Porterebbe a Caracas una delle tre piste che seguirebbero gli inquirenti che indagano per far luce sulla morte di Alessandro Neri, nipote di Gaetano Lamaletto, industriale assai noto in Venezuela.

Il corpo senza vita di Alessandro Neri, 28 anni, è stato ritrovato in un fosso nella periferia sud di Pescara, nel quartiere San Silvestro. Seduto sulla sponda del torrente a Fosso Vallelunga, con le gambe in acqua e il cappuccio della felpa in testa, la vittima presentava due ferite da arma da fuoco di piccolo calibro: una al petto, sparata da distanza ravvicinata, e un’altra in testa. Tutto indicherebbe, quindi, che si tratta di una esecuzione in piena regola, opera di un killer.

L’autopsia avrebbe confermato le indiscrezioni che erano subito circolate negli ambienti di polizia e tra amici e parenti. Scomparso un lunedì senza lasciare traccia, dopo l’allarme dato dalla famiglia e l’accorato appello affidato alle reti sociali dalla madre Laura Lamaletto, la polizia ritrovava prima la sua auto, una Fiat 500 rossa, e poi il corpo, grazie alla localizzazione del telefonino.

Sul momento si è pensato ad un omicidio passionale, legato forse al mondo omosessuale. Ma la dinamica del crimine – il colpo di grazia alla testa – dimostrerebbe una fredda determinazione e non “un delitto d’impeto”. La polizia seguirebbe anche la pista della droga, giacché negli ultimi tempi Alessandro Neri apparentemente frequentava persone legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. Erano circolate indiscrezioni anche su possibili contrasti economici all’interno del nucleo familiare e, addirittura, su una lotta fratricida con la famiglia Neri per il controllo della fortuna dei Lamaletto. Un’ipotesi che, su espressa istanza della famiglia, è stata smentita dal colonnello Marco Riscaldati, Comandante provinciale dell’Arma di Pescara:

Gli inquirenti, comunque, per ora non scartano nessuna pista, neanche quella ipotizzata di una “vendetta” giostrata da Caracas
Gli inquirenti, comunque, per ora non scartano nessuna pista, neanche quella ipotizzata di una “vendetta” giostrata da Caracas

– Non esiste alcuna situazione di conflittualità – ha detto categorico – tra le famiglie Neri e Lamaletto.

Gli inquirenti, comunque, per ora non scartano nessuna pista, neanche quella ipotizzata di una “vendetta” giostrata da Caracas dove i Lamaletto erano emigrati e, negli anni, avevano costruito una grossa fortuna. Gaetano, il nonno di Alessandro e patron dell’azienda vitivinicola “Il Feuduccio”, a Orsona, in provincia di Chieti, dove lavorava Alessandro, era un noto industriale nell’ambito della costruzione. Durante il governo del presidente Luis Herrera Campìns, ebbe l’occasione di inaugurare Balgres, una delle più importanti fabbriche di ceramiche in America Latina.

Gaetano Lamaletto, tornato circa 10 anni fa in Italia, ha investito il suo patrimonio in ville, auto e proprietà. Fra queste la tenuta vitivinicola “Il Feuduccio”, nella quale, appunto, lavoravano la figlia Laura, sposata con Paolo Neri orafo a Firenze, e il nipote Alessandro.

In Venezuela, l’ultimo caso clamoroso che coinvolse i Lamaletto fu la costruzione dell’Hotel dell’Aeroporto Internazionale Simón Bolívar. A inizio dell’anno 2000, il governo venezuelano ha firmato un contratto con “Proyectos y Construcciones Gts”, azienda presieduta da Camillo Lamaletto. Questa avrebbe provveduto a costruire l’Hotel di fronte all’aeroporto internazionale, un investimento che in quel momento ammontava a quasi 600 milioni di bolívares e, in cambio lo avrebbe amministrato per 40 anni pagando allo Stato il 6,2 per cento dei proventi.

Nel 2006 iniziarono i problemi legali. L’Hotel, infatti, doveva essere operativo per quella data ma, alla resa dei conti, ne era stato costruito solo un 60 per cento. “Proyectos y Construcciones Gts” attribuiva i ritardi alle modifiche imposte da Josè Gregorio Vielma Mora, divenuto nel frattempo presidente dell’IAIM: aumento della capacità dell’Hotel e conversione in albergo 5 stelle.

Quanto plausibile possa essere la pista di Caracas lo diranno gli inquirenti. In Venezuela, comunque, la tragica morte del giovane ha sorpreso e addolorato la collettività nella quale i Lamaletto hanno lasciato molti amici. Ora il caso è seguito con grande attenzione.

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