No del M5s e Lega al governissimo. Ma Pd guarda al Colle

Il leader politico del M5S Luigi di Maio. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – Luigi Di Maio e Matteo Salvini non gettano la spugna e restano in campo a giocare la loro partita per un governo politico e per dire no al governissimo. “Non contempliamo alcuna ipotesi di governo istituzionale o governo di tutti: gli italiani hanno votato un candidato premier e un programma” mette in chiaro il capo politico dei 5 Stelle. Dunque, “non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare”.

Anche Matteo Salvini chiude. “Non ho le smanie di andare al governo con chiunque: se per farlo devo portare chi è stato bocciato al voto, allora no” puntualizza precisando che con il Pd un’intesa è “inimaginabile”. E’ un No al ‘governo di tutti’ su cui invece non si sottrae garbatamente il Pd.

“Noi che stiamo dal lato della responsabilità politica non abbiamo il diritto di strattonare il Presidente della Repubblica e le sue prerogative” afferma il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina. “Se Mattarella ci chiedesse di fare il Governo? Valuteremo” sostiene pure Graziano Delrio. Ma a precisare i contorni di questa disponibilità ci pensa subito Ettore Rosato: “Mattarella non è che chiede al Pd di fare il governo, al massimo potrebbe chiedere a tutti i partiti di fare un governo prima di andare alle elezioni”.

Ipotesi che “non spaventa” di certo i 5 Stelle, assicura Di Maio convinto di poter crescere ulteriormente se si tornasse alle urne. E che vede invece il leader del Carroccio disponibile “a discutere” sulla legge elettorale, a patto che non trascini l’Italia “in un dibattito che duri un anno”.

Ma in questi giorni la parola d’ordine è ‘responsabilità’ ed è a questa che si appigliano le forze politiche declinandola ognuno a modo suo. “Chi vuole mettersi al lavoro per l’Italia si faccia avanti. Noi facciamo appello alla responsabilità a tutte le forze politiche”, chiede il leader pentastellato, denunciando però di sentire “purtroppo solo parlare di leader e segreterie”.

Incontrando la stampa estera, Di Maio marca poi la distanza con la Lega per mandare il suo rassicurante messaggio in Europa: “sfido chiunque a sostenere che il nostro sia un programma estremista”. Salvo poi attaccare il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan proprio sul tema della “responsabilità”, accusandolo di voler “avvelenare i pozzi” mostrando incertezza sul futuro dell’Italia con i colleghi dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. Un attacco definito “vergognoso” dal dem Michele Anzaldi che accusa i 5 Stelle di usare “un lessico da brigantaggio”.

Ma la guerra di posizionamento è ancora alle battute iniziali e i 5 Stelle – che oggi si vedono denunciare il caso ‘rimborsopoli’ in Procura – sperano ancora di raccogliere i frutti dallo smottamento a sinistra. E se per Salvini, come detto, la chiusura verso quell’area è netta, lo è meno quella di un dialogo con il M5s: con loro “i programmi sono molto diversi, ha vinto la coalizione di centrodestra, ma non è autosufficiente alla Camera e al Senato…”.

Smentisce però incontri con i 5 Stelle sulle presidenze delle Camere. Anche lì la partita è ancora in divenire. Di Maio ribadisce che “non devono essere legate a dinamiche di governo”. Ma intanto qualcosa si muove: nel centrodestra la tensione tra Salvini e Berlusconi è altissima e per abbassarla il Senato potrebbe andare ad un forzista. E i 5 Stelle non sono affatto dispiaciuti di guardare ora alla presidenza della Camera. Dove, tra i possibili candidati, oltre a Emilio Carelli e Roberto Fico, spunta ora il nome di Riccardo Fraccaro.

(di Francesca Chiri/ANSA)