L’ultima parola a Temer, estradizione di Battisti più vicina

Cesare Battisti, ammanettato in Brasile. EPA/Fernando Bizerra Jr. EPA/FERNANDO BIZERRA JR.

SAN PAOLO. – Appare sempre più vicina l’estradizione in Italia di Cesare Battisti. Il presidente brasiliano Michel Temer potrebbe infatti porre fine a breve alla ultratrentennale latitanza dell’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo in via definitiva in Italia per quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo.

Un ulteriore passo in tal senso è stato compiuto dal procuratore generale della Repubblica, Raquel Dodge, che in un parere inviato al Supremo tribunale federale, la Corte costituzionale brasiliana, ha ribadito che la decisione finale sull’estradizione di Battisti in Italia “è politica, non giudiziaria, ed attiene esclusivamente al presidente della Repubblica”.

Temer potrebbe quindi ribaltare la decisione del suo predecessore Luiz Inacio Lula da Silva che, il 31 dicembre 2010, come ultimo atto del suo secondo mandato presidenziale, concesse lo status di rifugiato politico a Battisti nonostante il Supremo tribunale federale avesse dato parere positivo all’estradizione.

La decisione di Lula fece precipitare ai minimi storici le relazioni diplomatiche tra l’Italia e il Brasile. Relazioni che sono state pazientemente ricucite dopo la fine dei governi di Lula e della sua ‘delfina’ Dilma, che hanno sempre garantito una rete di protezione a Battisti. L’arrivo del conservatore Temer al palazzo di Planalto ha rilanciato le possibilità per l’Italia di far estradare Battisti.

La richiesta presentata nel settembre scorso dal governo italiano ha infatti messo in agitazione l’ex terrorista rosso al punto che, non sentendosi più al sicuro in Brasile, ha tentato di fuggire in Bolivia un mese dopo la formalizzazione della nuova richiesta di estradizione. La polizia federale lo ha però fermato e successivamente arrestato perché in tasca aveva 6 mila dollari e 1.300 euro in contanti non dichiarati.

Battisti, 63 anni, originario della provincia di Latina, ha negato la fuga in Bolivia ma il ministro della Giustizia, Torquato Jardim, è stato lapidario: “Ha tradito la fiducia concessagli” dal Brasile. Un altro segnale della disponibilità del governo Temer di rimandare Battisti in Italia.

La parola passa ora al giudice supremo Luis Fux, al quale spetta il parere definitivo sull’habeas corpus presentato dai legali di Battisti, convinti che la decisione di Lula non possa essere ribaltata da Temer. Ipotesi respinta invece oggi dalla procura generale brasiliana. Battisti, dopo l’ultimo arresto al posto di frontiera di Corumbà, è stato rimesso in libertà ed è tornato nella sua casa di Cananeia, sul litorale paulista, dalla moglie brasiliana e dal figlio, ma gli sono stati imposti l’obbligo di firma e il braccialetto elettronico.

L’ex terrorista rosso è latitante dal 1981 e prima di entrare clandestinamente in Brasile nel 2004, con un falso passaporto francese, ha trovato rifugio prima in Francia, poi in Messico e quindi di nuovo a Parigi, dove ottenne un certo successo come scrittore pubblicando alcuni libri.

(di Marco Brancaccia/ANSA)