Compravendita senatori: Berlusconi rischia di pagare i danni

Silvio Berlusconi e Sergio De Gregorio in un'immagine di archivio (Ansa/Fusco)

ROMA. – Un danno all’immagine dell’Italia che potrebbe portare al pagamento di un maxirisarcimento. Una ipotesi su cui i giudici della Corte dei Conti del Lazio sono al lavoro da almeno un anno, ma che potrebbe presto arrivare ad una conclusione.

La vicenda è quella legata alla presunta compravendita da parte dell’ex premier Silvio Berlusconi del senatore Sergio De Gregorio, eletto nel 2006 al senato nelle fila di Italia dei Valori e poi passato, nel 2007, nello schieramento del centrodestra. Una iniziativa che portò, di fatto, alla caduta dell’allora governo guidato da Romano Prodi che poteva contare su una esigua maggioranza.

Un cambio di casacca avvenuto, secondo quanto accertato dalla magistratura penale, anche grazie ad un “finanziamento” di tre milioni di euro arrivato nei conti del Movimento Italiani nel Mondo guidato dallo stesso De Gregorio. Un episodio di corruzione per il quale Berlusconi è stato condannato in primo grado, nel 2015 a Napoli, a tre anni di reclusione ma in Appello, nell’aprile del 2017, gli fu riconosciuta l’intervenuta prescrizione. Per la stessa vicenda De Gregorio, che ha ammesso le responsabilità, ha patteggiato una condanna a 1 anno e 8 mesi.

Se la vicenda giudiziaria sembra essere giunta al termine, la partita per i magistrati contabili della Capitale è ancora tutta da giocare. I giudici di viale Mazzini, infatti, non hanno ancora completato le indagini nelle quali si ipotizza un danno di immagine per l’Italia causato dalla caduta del governo e la conseguente impennata dell’indice dello spread che causò contraccolpi anche a livello economico. Non è escluso che entro la fine della primavera possa arrivare “l’invito a dedurre”, l’atto di chiusura degli accertamenti.

La posizione che al momento appare più a rischio è quella di De Gregorio per il quale i giudici potrebbero chiedere un risarcimento a sei zeri. Gli inquirenti, che hanno delegato alla Guardia di Finanza l’attività di indagine, potrebbero chiamare a risarcire le casse dello Stato anche l’ex premier.

Qui la partita si gioca su un piano squisitamente giuridico alla luce del fatto che in secondo grado Berlusconi non ha ricevuto una sentenza di condanna. A complicare la posizione del fondatore di Forza Italia ci sono, però, le motivazioni dei giudici d’Appello partenopei, depositate il primo novembre scorso, nelle quali si legge che “Berlusconi ha agito, pacificamente, come privato corruttore e non come parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni”.

Inoltre, si legge ancora nelle motivazioni, l’iniziativa di avvicinare De Gregorio e di proporgli l’accordo fu presa direttamente da Berlusconi che avrebbe utilizzato “la disastrosa situazione economica di De Gregorio (riferita da quest’ultimo a Berlusconi) per promettere di risolvergli ogni tipo di problema economico”.

(di Marco Maffettone/ANSA)