Ucciso a Firenze: l’addio a Idy, l’uomo del sorriso

Il corpo di Idy vigilato dai carabinieri dopo l'attentato. ANSA/ Maurizio Degl' Innocenti

FIRENZE. – Firenze dà il suo ultimo saluto all’ ‘uomo del sorriso’. Così l’imam Izzedin Elzir ha definito Idy Diene, l’ambulante senegalese ucciso a colpi di pistola il 5 marzo scorso sul ponte Vespucci a Firenze dal pensionato Roberto Pirrone durante il rito funebre tenuto alle Cappelle del Commiato.

E’ il lutto cittadino, indetto per oggi dal sindaco Dario Nardella (Firenze si è fermata dalle 11.50 alle 12.00), l’estremo omaggio all’ambulante, che la città sabato scorso ha voluto ricordare con un corteo contro il razzismo a cui hanno preso parte oltre 10 mila persone. Tutto accompagnato da una cerimonia composta, raccolta e segnata dalla commozione delle svariate decine di persone che vi hanno preso parte.

Ad abbracciare la moglie e il fratello di Idy, Rockhaya e Aliou, prima che la sua salma partisse, oggi stesso, per il Senegal, dove si terranno i suoi funerali ufficiali, oltre al sindaco accompagnato dai suoi assessori anche l’arcivescovo, il cardinale, Giuseppe Betori e il rabbino Amedeo Spagnoletto.

“Idy era davvero ‘l”uomo del sorriso’, una persona di pace “- ha detto l’imam Izzedin Elzir nel suo ricordo – essere qui tutti insieme per salutarlo riunisce ogni parte della nostra comunità, spezzata dall’atto” di chi lo ha ucciso. Una visione condivisa da Betori, per il quale la cerimonia è come un “segnale di fraternità tra fedi religiose”, e il rabbino Spagnoletto esprime “solidarietà viva alla famiglia di Idy e a tutta comunità senegalese”.

Aliou, il fratello dell’ambulante ucciso, lo descrive come “una persona migliore di me – racconta tra le lacrime – lavorava e pregava. Era un uomo buonissimo”. L”omicidio di Diene ha risvegliato nei senegalesi che vivono a Firenze il ricordo dei giorni di terrore del dicembre 2011, quando il killer simpatizzante di CasaPound Gianluca Casseri ammazzò, anche in quel caso a colpi di pistola, i connazionali Diop Mor e Samb Modou.

Rokhaya Kene, la moglie di Idy, tace e piange. Sette anni fa era sposata con Samb: un assassino razzista glielo portò via, e ora, in qualche modo, la storia si è ripetuta, anche se questa volta il razzismo non sembra essere ciò che ha armato Pirrone.

“E’ molto addolorata – spiega il sindaco Nardella – la conosco bene, so quando sperasse nella sua nuova famiglia con Idy, nella possibilità di ricostruirsi una vita. Ora sarà molto difficile, ma dobbiamo essere tutti accanto a lei. Spero che decida di rimanere a Firenze, perché qui c”è la sua comunità. Questa è la sua città”.

Ma la comunità del paese africano a Firenze è ancora scossa: “Lunedì scorso è stata una giornata terribile – scuote il capo il portavoce Mamadou Sall – dopo sette anni siamo ancora nelle stesse condizioni. Ci sentiamo minacciati. Camminiamo per strada guardandoci intorno. Prima di questi orrori non lo avevamo mai fatto”.

(di Tommaso Galligani/ANSA)

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