M5S-Lega trattano. Salvini apre a reddito di cittadinanza

Il ministro degli Interni Matteo Salvini (e il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. M5S e Lega
Il ministro degli Interni Matteo Salvini (e il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Il ruolo di FI, le divergenze sul programma, l’incognita delle ripercussioni sull’elettorato: i nodi che si stagliano sul binario grillo-leghista che porta al governo sono diversi e ardui da superare ma non del tutto insormontabili. Anche perché, al momento, dalla coppia M5S-Lega il baricentro di un possibile governo, dai contorni ancora indefiniti, non si sposta.

E Matteo Salvini sembra il primo ad esserne consapevole aprendo, per la prima volta, al reddito di cittadinanza e ribadendo come l’essere alla guida di Palazzo Chigi sia un obiettivo, ma non una condizione irrinunciabile. “Se il reddito di cittadinanza è pagare gente per stare a casa dico di no, se è uno strumento per reintrodurre nel mondo del lavoro chi ne è uscito, allora sì”, spiega il leader della Lega ripetendo, di fatto, il messaggio politico che il M5S dà con uno dei suoi temi-bandiera.

Tema che sarà sfiorato nella risoluzione sul Def alla quale il Movimento sta lavorando. E il Documento sarà il primo test di una possibile convergenza tematica tanto che emerge l’ipotesi che la Lega eviterà di votare contro la risoluzione dei pentastellati e viceversa. Il M5S punterà su un approccio espansivo, con focus su investimenti e welfare ma senza annunciare strappi sul tetto del 3% e mandando un messaggio rassicurante all’Ue.

L’intenzione del M5S è inserire nella risoluzione “ami” per tutti: dalla Lega al Pd. E anche per la guida delle commissioni speciali il M5S sembra aprire ad una presidenza di Francesco Boccia, in continuità con la precedente legislatura (principio che poterebbe Barbara Lezzi alla guida della commissione speciale a Palazzo Madama). Nella risoluzione M5s un passaggio sul reddito di cittadinanza ci sarà, focalizzato soprattutto sui centri per l’impiego. E, su questo punto, la convergenza con la Lega sembra profilarsi.

Certo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovranno smussare anche le numerose divergenze, a partire da quelle in merito all’espulsione dei diplomatici russi. Una misura che “aggrava i problemi” denuncia Salvini. Il Movimento, invece, temendo una strumentalizzazione evita qualsiasi commento ufficiale ma, informalmente, sottolinea l’opportunità di aspettare la decisione dei giudici britannici sull’omicidio della spia Sergej Skripal e osserva come non si possa prescindere dall’Ue facendosi in qualche modo carico delle preoccupazioni dei Paesi dell’Est europa rispetto alle politiche putiniane.

Al di là dei temi ci sono, poi, i due grandi nodi politici. Il primo è quello della premiership, sulla quale, se Di Maio non sembra avere alcuna intenzione di cedere, Salvini sottolinea: “Non è me o la morte”. Per Silvio Berlusconi il premier non può che essere Salvini e il veto di FI sull’ipotesi di Di Maio a Palazzo Chigi è totale. Dall’altra parte il M5S non ha alcuna intenzione di sedersi a un tavolo di governo con l’ex Cavaliere e per Di Maio il voto di fiducia ad un governo sostenuto anche da FI resta un problema di fronte ai suoi elettori.

Per Salvini, infine, l’unità del centrodestra è al momento un punto tanto irrinunciabile che, le Regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia (22 e 29 aprile) potrebbero imporsi come sorta di deadline dopo cui chiudere l’accordo con il M5S sul governo. Troppo importante, per Salvini, mantenere intatta la coalizione data per favorita – con un candidato leghista – a Trieste e dintorni. L’attesa, e la guerra di nervi che partirà con le consultazioni porteranno in qualche modo ad una soluzione: e non è da escludere che, alla fine, il premier sia una terza persona, appoggiato innanzitutto da M5S e Lega.(ANSA).

ESP/ S0A QBXB