Lunga marcia verso il governo, gli appuntamenti fino a giugno

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Alla Camera 221 a M5s, 260 Centrodestra, 110 Pd. Al Senato M5s a 112

ROMA. – Un primo giro di consultazioni, che potrebbe essere seguito da un secondo e ancora non bastare. Parte densa di incognite la ‘lunga’ marcia verso il governo, con i gruppi che saliranno al Colle a metà di questa settimana per iniziare a scoprire le carte. E mentre i partiti cercheranno di sbrogliare la matassa dell’esecutivo, da qui a giugno saranno comunque diversi gli appuntamenti dentro e fuori dal Parlamento che potranno imprimere, o meno, una svolta.

Un primo test potrebbe impegnare Camera e Senato già da metà aprile, se il governo Gentiloni, in carica per sbrigare gli affari correnti, deciderà di trasmettere il Documento di economia e Finanza, che per legge andrebbe inviato al Parlamento entro il 10 aprile, per essere votato entro la fine del mese.

Per rispettare le regole il Tesoro resterebbe intenzionato a presentare la versione ‘light’, annunciata già qualche settimana fa, con il solo aggiornamento dell’andamento tendenziale dell’economia, senza dare indicazioni programmatiche. Ma nel governo non tutti sono convinti che sia effettivamente necessario questo passaggio, data la disponibilità mostrata da Bruxelles a chiudere un occhio sui tempi. Si potrebbe quindi tranquillamente arrivare all’inizio o alla metà di maggio.

Di sicuro se questa settimana si dovesse chiarire il quadro e fosse imminente la formazione di un nuovo governo, Padoan e Gentiloni passerebbero il testimone direttamente ai loro successori. Se così non fosse, come sembra ad oggi lo scenario più probabile, il Def arriverà e la palla passerà alle commissioni speciali. Quella del Senato si è già formata e mercoledì voterà il presidente, a Montecitorio dovrebbe essere varata tra mercoledì e giovedì.

Le risoluzioni sulle quali il Parlamento è chiamato a esprimersi saranno il primo banco di prova per vedere se ci sono margini concreti di convergenza tra i gruppi. E già nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle non ha escluso che si possa arrivare a una risoluzione comune con la Lega. Se ci sarà una risoluzione comune, è il ragionamento, si farà anche il governo.

Nel frattempo i due ‘promessi sposi’ continueranno ad essere avversari però sui territori, dove sono fissate le scadenze per le regionali di Molise (il 22 aprile) e Friuli Venezia Giulia (il 29 aprile). Anche da lì, come ha chiarito Matteo Salvini, potrebbe arrivare un “bel segnale al Quirinale”, con una nuova vittoria “del centrodestra unito”. Rimane questo, assieme all’insistenza di Luigi Di Maio sulla premiership, l’ostacolo maggiore al matrimonio Lega-M5S.

Possibile che i due si vedano a questo punto dopo il primo giro di consultazioni, probabilmente la prossima settimana, per cercare vis a vis la quadratura del cerchio. Altro passaggio chiarificatore, se l’impasse dovesse protrarsi ancora a lungo, potrà essere poi l’appuntamento con le amministrative del 10 giugno, quando 7 milioni di italiani saranno chiamati al voto in 797 Comuni (21 i capoluoghi, da Treviso a Catania).

(di Silvia Gasparetto/ANSA)