La famiglia di Umberto Eco: “La biblioteca resterà in Italia”

Umberto Eco tra i suoi libri. Photo by Eric Vandeville/ABACAPRESS.COM

ROMA. – C’è chi ha scritto di una sfida milionaria tra l’Università di Bologna e la biblioteca Braidense di Milano, chi ha ipotizzato una possibile cessione ad università estere, magari un ricco ateneo americano, se non addirittura una vendita all’asta a Londra o oltre oceano. A poco più di due anni dalla morte di Umberto Eco, diventa una specie di giallo, sulla stampa, il destino della sterminata biblioteca accumulata in una vita di sapere dall’intellettuale italiano più conosciuto al mondo.

Ma alla fine è proprio la famiglia, il figlio Stefano all’ANSA a nome della mamma Renate e della sorella Carlotta, a fare chiarezza, ribadendo una volta per tutte che la biblioteca di lavoro (circa 30 mila volumi) verrà donata ad una istituzione in grado di valorizzarla e consentirne la consultazione pubblica. E che per i libri antichi (un patrimonio di circa 1.200 volumi) “non sono mai state prese in considerazione ipotesi di cessioni a università estere o vendite all’estero, né la vendita all’asta o il frazionamento”.

La famiglia, sottolinea, “ritiene giusto che la biblioteca rimanga in Italia”. Gli Eco, spiega gentile Stefano all’ANSA, hanno deciso di prendersi il tempo necessario per “una scelta in serenità” sospendendo per il momento ogni trattativa. E’ una scelta, fa notare, “che comporta profonde implicazioni emotive”, e che anche per questo va maturata e valutata, “con tutto il rigore e l’analisi che merita”.

Intanto il distinguo: se per i libri di lavoro si è sempre pensato solo ad una donazione, per la collezione di libri antichi, preziosa nella sua integrità, l’idea era di valutarne la vendita sia all’Università di Bologna (nella quale l’autore de Il nome della Rosa ha insegnato e ha dato vita al Dams) sia alla Biblioteca Braidense (anch’essa cara ad Eco che a Milano, in un appartamento affacciato su Piazza Castello, viveva, studiava e lavorava da anni).

Ma senza l’intenzione di scatenare una competizione tra ateneo e biblioteca, precisano gli Eco, che rivelano anzi di aver suggerito “una collaborazione fra i due enti, che hanno già avuto contatti diretti e amichevoli”. Tutto questo sempre a condizione, ribadiscono, che il materiale sia comunque fruibile dal pubblico, come lui avrebbe voluto.

Come andrà a finire, si vedrà, “abbiamo bisogno di tutto il tempo necessario per poter decidere in serenità”, ribadisce Stefano. Bologna e Milano, insomma, possono aspettare ancora un po’. E i libri di Umberto Eco, almeno per ora, rimarranno nell’appartamento di Piazza Castello, fitti fitti sulle pareti del suo amato studio.

(di Silvia Lambertucci/ANSA)