Trump colpisce la cerchia di Putin con nuove sanzioni

WASHINGTON. – Nonostante la mano tesa a Putin per un vertice, Donald Trump colpisce con nuove sanzioni il suo inner circle per le interferenze elettorali nelle presidenziali Usa e più in generale per un’ “attività maligna” che spazia dall’Ucraina alla Siria. Nella blacklist del tesoro americano figurano sette oligarchi russi e 12 società da loro controllate, prevalentemente nel campo energetico, 17 alti dirigenti governativi, la società preposta all’export di armi (Rosoboroneksport) e una sua banca (Rfc), queste ultime per le forniture belliche ad Assad.

Le misure, “coordinate con gli alleati chiave degli Usa”, sono le più dure prese finora dall’amministrazione Trump contro Mosca e rischiano di aumentare le tensioni tra Russia e Occidente dopo le espulsioni reciproche di centinaia di diplomatici per il caso Skripal.

Tra gli oligarchi spicca l’assenza di Roman Abramovich. Ma nell’elenco ci sono pezzi da novanta come il patron di Renova Group Viktor Vekselberg e il re dell’alluminio Oleg Deripaska, già nel mirino del Russiagate per i suoi rapporti con Paul Manafort, l’ex capo della campagna di Trump in attesa ora di processo.

Seguono l’imprenditore-senatore Suleiman Kerimov (fermato in Francia nel 2017 per evasione e riciclaggio), Igor Rotenberg, figlio e nipote rispettivamente dei più noti Arkady e Boris Rotenberg, Vladimir Bogdanov, vicepresidente della società energetica Surgutneftgaz. Nel mirino anche Kirill Shamalov, che dopo aver sposato una delle due figlie di Putin si è improvvisamente arricchito nel settore energetico.

Tra i dirigenti governativi in primo piano il numero uno di Gazprom Alexei Miller, il presidente della banca statale Vtb Andrei Kostin e il presidente della banca (anch’essa statale) Gazprombank Andrei Akimov. Sanzionati pure Aleksandr Torshin, vice governatore della banca centrale, l’ex premier ed ex capo dello spionaggio all’estero (Svr) Mikhail Fradkov, ora presidente di un istituto per gli strategici.

Completano la lista altre figure molto vicine al leader del Cremlino, come il ministro dell’interno Vladimir Kolokoltsev, il presidente della commissione esteri del Senato Konstantin Kosaciov e il suo consigliere Ievgheni Shkolov.

“Gli oligarchi russi e le elite che hanno approfittato di questo sistema corrotto non saranno più immuni dalle conseguenze delle attività destabilizzanti del loro governo”, ha ammonito il segretario al tesoro Steve Mnuchin. Gli oligarchi in effetti fungono spesso da cassaforte e cinghia di trasmissione dei disegni del Cremlino, tanto che il ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov ha promesso che il governo “sosterrà ancora più vigorosamente le società russe sanzionate”.

Ma fonti dell’amministrazione hanno voluto sottolineare che, nonostante la nuova stangata, “la porta per il dialogo con Mosca resta aperta”. Il Cremlino per ora non ha reagito ma intanto Patrushev, una delle persone sanzionate, ha precisato che i contatti con gli Usa non saranno chiusi.

Un modo da ambo le parti per salvare il futuro summit Trump-Putin, dove il tycoon spera forse di usare le sanzioni come arma negoziale e scudo contro le critiche di chi lo accusa di flirtare con il Cremlino. Frattanto anche il procuratore del Russiagate, Robert Mueller, ha messo nel mirino alcuni oligarchi russi, per accertare se alcuni di loro hanno finanziato, direttamente o indirettamente, la campagna del tycoon.

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)