Papa: “Poveri e migranti, non è comunismo ma via alla santità”

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Papa contro la xenofobia. (ANSA/AP Photo/Fabio Frustaci)

CITTA’ DEL VATICANO. – Stare dalla parte dei più deboli, aiutare i poveri, accogliere i migranti: tutto questo non è “comunismo” ma una via per conquistare la santità. Lo dice Papa Francesco nell’Esortazione Apostolica ‘Gaudete et exsultate’. Senza scoraggiarsi davanti a modelli spesso irraggiungibili, Papa Francesco invita infatti a guardare alla “santità della porta accanto”, quella del marito o della moglie che si prende cura del proprio coniuge, quella del lavoratore che fa bene il suo mestiere, quella dei nonni che accudiscono i nipoti, quella delle autorità che pensano al bene comune e non al proprio tornaconto.

Il pontefice avverte subito che il suo documento “non è un trattato” ma una guida per tutti che parte dalle Beatitudini e dal Vangelo e richiama ai fondamenti del cristianesimo, che sono la carità e l’accoglienza. La questione dei migranti, per esempio, arriva dal Vangelo dalle antiche scritture, dalla vita dei santi.

“Pertanto, non si tratta dell’invenzione di un Papa o di un delirio passeggero”, sottolinea il pontefice rispondendo indirettamente ad alcune critiche che arrivano anche dall’interno della stessa Chiesa. “Alcuni cattolici affermano che è un tema secondario rispetto ai temi ‘seri’ della bioetica. Che dica cose simili un politico preoccupato per i suoi successi si può comprendere, ma non un cristiano”, indica chiaramente il Papa.

Bergoglio ribadisce la contrarietà della Chiesa all’aborto ma avverte che questo tema non può essere considerato più importante dell’assistenza ai poveri. “La difesa dell’innocente che non è nato” deve essere “chiara, ferma e appassionata” ma “ugualmente sacra è la vita dei poveri che sono già nati”.

Francesco chiede poi di non etichettare chi si impegna nel sociale: “nocivo e ideologico è anche l’errore di quanti vivono diffidando dell’impegno sociale degli altri, considerandolo qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista”.

Poi mette in guardia dalla violenza che può manifestarsi nel mondo virtuale. Odio dal quale non sono lontani neanche alcuni siti cattolici. “Anche i cristiani possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia”. “Le forme di comunicazione rapida possono essere un fattore di stordimento”, dice ancora il Papa, preoccupato soprattutto per i giovani “esposti a uno zapping costante”.

Infine chiede che la Chiesa non diventi “un museo” e la fede “una selva di precetti”. Francesco nel suo manuale per diventare santi dà alcune indicazioni precise, tra le quali quella di dotarsi di “sopportazione, pazienza e mitezza” ma anche di “gioia e senso dell’umorismo”.

“Il malumore non è un segno di santità”, scrive Papa Francesco sottolineando che il cammino della santità non può implicare “uno spirito inibito, triste, acido, malinconico, o un basso profilo senza energia”.

(di Manuela Tulli/ANSA)

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