L’interventismo di Macron, Francia in prima linea

Il Presidente francese Emmanuel Macron: "Linea rossa oltrepassata". EPA/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT

PARIGI. – A Parigi tutto è pronto per la prima guerra di Emmanuel Macron, 24 ore sono sufficienti per organizzare sul campo l’intervento con gli americani in risposta al regime di Assad che ha “oltrepassato la linea rossa”. Donald Trump e il capo dell’Eliseo si sono parlati due volte al telefono negli ultimi tre giorni, la linea di intransigenza è la stessa. La Francia non vuole ricadere nell’errore del 2013, quando di fronte agli attacchi chimici siriani l’Occidente decise di non intervenire.

Lo scenario di aerei francesi all’attacco di “obiettivi mirati” in Siria è stato prefigurato dallo stesso Macron un mese fa ed è stato ribadito dallo stesso presidente. Il primo ministro, Edouard Philippe, ha ribadito che la “reazione” promessa ci sarà. E il portavoce del governo, Benjamin Griveaux, dopo aver affermato che i colloqui Macron-Trump hanno “confermato a priori l’uso di armi chimiche”, ha ribadito che “se la linea rossa è stata oltrepassata, questo provocherà una risposta”.

La Francia stretta nella morsa degli scioperi dei trasporti e delle proteste nelle piazze e nelle università vuole riprendersi prepotentemente il ruolo di protagonista internazionale. Quel ruolo al quale il presidente Francois Hollande – che lo ricorda in un’intervista alla vigilia dell’uscita del suo atteso libro di memorie – aveva dovuto suo malgrado rinunciare.

Era il 2013 e – nell’impossibilità di agire da sola vista la rinuncia di Barack Obama ad intervenire – l’Occidente fu protagonista di quello che adesso Le Monde definisce “il disastroso dietrofront”. Secondo gli strateghi, quella rinuncia a intervenire ha provocato 300.000 morti: “Ho capito la sua decisione sul piano umano, ma non su quello politico – ricorda Hollande – le conseguenze di quella scelta non erano gravi per gli Stati Uniti, lo erano soprattutto per l’Europa”.

I collaboratori dello staff ristretto di Macron stanno elaborando gli scenari operativi. Il più verosimile prevede l’invio di aerei Rafale equipaggiati con missili da crociera Scalp con portata superiore ai 250 chilometri, tali da consentire attacchi senza sorvolo dello spazio siriano. I Rafale partirebbero dalle basi francesi in Giordania o negli Emirati, oppure addirittura dalla Francia. Non esclusa neppure l’opzione che l’offensiva parta da una fregata francese che staziona nel Mediterraneo orientale.

(di Tullio Giannotti/ANSA)