Cina contro i dazi di Trump al Wto, apre sulle auto

La storica firma dell'ingresso della Cina al Wto

PECHINO. – Il presidente Xi Jinping promette “una nuova fase d’apertura” dell’economia cinese con un’ampia gamma di misure, inclusi il taglio dei dazi all’import di auto e l’allentamento delle restrizioni alla proprietà straniera nel settore dell’automotive. La mossa, viste le tensioni commerciali con gli Stati Uniti di Donald Trump, ha dato slancio alle Borse mondiali, nonostante da Ginevra sia rimbalzato l’eco del ricorso depositato da Pechino il 5 aprile alla World Trade Organization (Wto) contro i dazi americani su acciaio e alluminio.

Il discorso di Xi al Forum di Boao, ‘Davos d’Asia’ nell’isola di Hainan, ha spinto i listini di Tokyo in positivo (+0,54%), accelerato quelli di Shanghai (+1,66%) e Hong Kong (+1,65%), portato il buonumore in Europa (+1% Londra, +1,11% Francoforte e +0,52% Milano) e favorito il rally a Wall Street oltre il 2%.

“L’apertura è stata la chiave della crescita negli ultimi 40 anni”, ha detto Xi nel primo discorso pubblico dall’escalation della scorsa settimana con dazi reciproci proposti da totali 50 miliardi di dollari sulle importazioni bilaterali menzionando l’avvio delle riforme economiche volute da Deng Xiaoping. “Le porte del Paese non saranno chiuse e si apriranno ancora di più”, ha aggiunto con toni quasi a stemperare lo scontro, malgrado un nuovo pacchetto ventilato da Trump da 100 miliardi.

La Cina ha annunciato misure nel 2017 che avrebbero portato gli investitori stranieri ad aumentare le quote nei settori finanziari, come banche e assicurazioni, e ora “garantiremo che queste misure si materializzino”. Sul manifatturiero, la Cina ha in aperto con “un minimo numero di eccezioni”, come automobili, navi e aerei. “Andando avanti, ridurremo i limiti agli investimenti stranieri”, ha aggiunto Xi, auspicando che le economie sviluppate facciano cadere le barriere all’import di tecnologia cinese e all’export del proprio hi-tech.

L’impegno è espandere l’import, “abbassare significativamente i dazi” sui veicoli prodotti all’estero (sono circa 1 milione su un mercato che ne vale oltre 20) e allentare i limiti al possesso delle società nel manifatturiero, incluso il limite del 50% nell’auto, “quanto prima possibile”.

L’enfasi su questo settore rimanda inevitabilmente al cinguettio su Twitter di lunedì di Trump che ha definito “commercio stupido” la pratica che vede i veicoli esportati dalla Cina agli Usa sottoposti a dazi del 2,5%, a fronte del 25% imposto in direzione contraria. E sulla proprietà intellettuale, al centro dei malumori di Usa, Ue e altri Paesi, Xi ha promesso “di rialzare significativamente” le sanzioni per le violazioni e il varo di leggi effettive.

Xi, confermato a marzo alla presidenza che potrebbe tenere per tutta la vita dopo le ultime riforme costituzionali, ha ripetuto i messaggi d’apertura e multilateralismo come fatto da Davos nel 2017, al G20 di Amburgo e all’Apec di Danang, con concessioni vaghe e tenendo indefinita l’attuazione delle riforme.

“C’è la scelta tra apertura e chiusura, tra l’andare avanti e indietro”, ha affermato rivolgendosi alla platea di imprenditori, capi di governo ed ex, tra cui l’ex premier Romano Prodi. “Nel mondo oggi il trend di pace e cooperazione va avanti e la mentalità da Guerra Fredda e il gioco a ‘somma zero’ sono strumenti datati”.

Cina e Usa appaiono molto distanti: il Quotidiano del Popolo, in un editoriale dopo il discorso, ha chiarito che Pechino non avrebbe mai sacrificato i suoi interessi strategici. Tra questi figura il “made in China 2025”, ambizioso piano per conquistare la leadership in settori come l’intelligenza artificiale. Gli Usa hanno chiesto a Pechino di frenare la presa “politica” a favore delle imprese cinesi per sfilare tecnologia ai partner stranieri.

Il Wto, intanto, ha reso noto che Pechino, come da prassi, ha chiesto un periodo di consultazioni di 60 giorni con gli Stati Uniti per risolvere la disputa. In caso di esito negativo, il passo successivo potrebbe essere la richiesta della Cina di una decisione da parte di un gruppo di esperti commerciali.

(di Antonio Fatiguso/ANSA)