Draghi: “Populismo non ha trionfato, non oscuri il futuro”

ROMA. – La crisi finanziaria “peggiore dagli anni ’30” ha portato in alcuni paesi “all’ascesa di partiti populisti e nazionalisti, anche se non ancora trionfante”. Ma questo “non deve gettare un’ombra sul modo in cui guardiamo al futuro, si tratta di sfide sovra-nazionali cui non si può rispondere a livello nazionale”.

A parlare è Mario Draghi, presidente della Bce, che dismessi i panni del banchiere centrale ‘puro’ si rivolge agli studenti vincitori del Generation Euro Students’ Award, un concorso indetto dalla Bce fra gli studenti di 11 Paesi dell’Euro, per delineare rischi, sfide e prospettive dell’Europa in un mondo sempre più difficile, fra protezionismo, tensioni geopolitiche crescenti e chiusura dei paesi in sé stessi dopo la crisi.

Non si addentra troppo nella politica monetaria il presidente della Bce, salvo inviare un messaggio di “fiducia” sul fatto che l’inflazione risalirà verso l’obiettivo del quasi 2%. Dedica invece ampio spazio, oltre a rispondere a numerose domande di carattere personale (“non c’è dubbio che mi piace fare il mio lavoro”), ai temi politici ed “esistenziali” di un’Europa che fa ancora i conti con i postumi della grande crisi finanziaria.

“Dobbiamo rafforzare l’Unione monetaria per superare le fragilità che l’hanno caratterizzata e hanno contribuito a peggiorare la crisi economica”, dice rivolgendosi agli studenti che rappresentano “il futuro”. Il rafforzamento dell’Europa, agli occhi di colui che è stato uno dei protagonisti degli anni della crisi e della sua gestione, è indispensabile anche per fronteggiare il ‘sisma’ politico che rischia di abbattersi sull’Europa con l’ascesa del nazionalismo.

Alle “diverse reazioni” nazionali che sono seguite ai problemi delle migrazioni, alle sfide della sicurezza, l’unica risposta per Draghi è “approfondire” l’integrazione europea: “dovremmo lasciare che tutto ciò getti un’ombra sul modo a cui guardiamo al futuro” la risposta è no, perché non possiamo farci nulla, queste sfide sono sovranazionali, e non c’è modo, indipendentemente dalla risposta emotiva, di gestirle a livello nazionale”.

E’ un’impostazione che trova riscontro sulla moral suasion che Draghi sta esercitando per rafforzare la governance economica e nel suo sforzo per completare l’unione bancaria, tema su cui oggi un ‘occasional paper’ pubblicato dalla Bce sottolinea come sarebbe sufficiente un fondo da 38 miliardi per mettere al sicuro i depositi delle banche europee. E che prende atto come oggi i maggiori rischi per lo scenario di crescita dell’Eurozona siano rappresentati da fattori esterni, “li chiamiamo rischi geopolitici”.

Da Brexit allo scacchiere Mediorientale tornato volatilissimo, alla minaccia di un’escalation dello scontro commerciale in atto fra gli Usa e la Cina. “Finora gli effetti diretti non sono forti”, spiega Draghi, ma “siamo ancora solo al primo round, alla fine il problema principale sono le rappresaglie e c’è un ricordo che non è confortante, quello della grande depressione, cui tutti i Paesi reagirono con misure protezionistiche che fecero collassare il commercio globale”.

Draghi sottolinea “non credo che ci arriveremo”, ma bisogna essere “molto consapevoli” del fatto che la fiducia degli operatori economici rischia di rappresentare un campanello d’allarme.

(di Domenico Conti/ANSA)

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