Paolo Magri, direttore Ispi: “Trump schizofrenico, si rischia l’escalation”

Jet russi arrivano dalla base aerea vicino alla città russa di Voronezh, ARCHIVIO. (Olga Balashova/Russian Defense Ministry Press Service via AP)

ROMA. – Gli annunci “schizofrenici” di Donald Trump che la scorsa settimana voleva il ritiro delle truppe americane dalla Siria e oggi minaccia di lanciare missili “sono in contrasto e in qualche modo si annullano a vicenda, rendendo la reazione Usa poco credibile o comunque poco temibile”.

Lo afferma Paolo Magri, direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), in un’intervista all’ANSA in cui ammonisce che “questo rischia di portare Trump ad innalzare il livello della minaccia, facendo aumentare pericolosamente il rischio che la situazione sfugga di mano e, pur involontariamente, porti a scontri dalle conseguenze imprevedibili”.

Una situazione peraltro tratteggiata anche dall’ultimo presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov, quando ha espresso la speranza che “non si arrivi alla crisi cubana nei rapporti fra Russia e Usa, ma l’angoscia è enorme”.

“La dichiarazione di Gorbaciov con ogni probabilità aveva l’obiettivo di mettere in guardia dal rischio di escalation, rievocando lo scenario da incubo nucleare della crisi di Cuba del ’62”, rileva Magri, sottolineando però che è anche “vero che la guerra – per ora solo verbale – tra Stati Uniti e Russia delle ultime ore ci riporta ai tempi della guerra fredda. Tuttavia è altrettanto vero che oggi viviamo in un contesto internazionale completamente mutato rispetto a quell’epoca.

Gli Stati Uniti di Trump, per quanto rimangano potenza globale, non sono più in grado di garantire l’ordine e la sicurezza nei diversi teatri di crisi, né di apparire pienamente credibili nelle loro minacce”, in particolare “perché non sono più disponibili a sobbarcarsi i costi di interventi lunghi e con truppe numerose sul terreno, i soli che possono essere in qualche modo risolutivi”.

Secondo Magri, “nei fatti Trump ha a disposizione tre opzioni: 1) non fare nulla; 2) reagire con un attacco mirato, sullo stile di quello compiuto lo scorso anno in risposta all’attacco chimico di Khan Sheikoun; 3) reagire con un intervento su ampia scala, il solo che possa spostare gli equilibri del conflitto. Ora – osserva il direttore dell’Ispi – considerando che la prima opzione risulta per Trump la meno praticabile perché dopo le minacce di oggi equivarrebbe a perdere la faccia, con ogni probabilità Usa e alleati dovranno cercare un equilibrio tra l’attacco mirato che abbiamo visto non spaventa Assad e la guerra aperta, che potrebbe far precipitare la situazione”.

“Probabilmente – conclude Magri – è proprio nell’esigenza di difficile quadratura di questo cerchio, che si spera veda coinvolte in queste ore le diplomazie più che i militari, che sta il rinvio delle operazioni di guerra”.

(di Stefano de Paolis/ANSA)